Giovanni Parrini, Quattro più quattro poesie

Viaggio

E fu viaggio e ritorno e sperso canto,
scomposto che chiamava e tramortiva,
nel tempo remotissimo e pur ora,
che le binarie stringhe spazi solcano
e gli dei disconoscono. Ma poi
resta la vita, l’antico suo vago
credo: tanto rimane, che la storia
ne ridirà, il bimbo che è nell’uomo
e punta al punto nebuloso dove
una Thule si staglia tremolante
e la spuma sull’onda annuncia il mare
arabescato dell’immensità.

Alunni

L’ala immensa del tempo già trasporta
promesse vive, fragili sembianti,
giovinezze lucenti che si stagliano
nel corridoio degli anni: attimi appena
in cui respira il senso e la memoria,
batte, il cuore, il suo ritmo bianco, acerbo
che già fu nostro e sarà d’altri e altri,
mentre l’ora più brucia e parla il gergo
della vita che va, fiore più bello
di sempre, poi per sempre inconoscibile,
tutto inondato di luce e di buio
che vedi unirsi, compiersi, tornare
in un saluto, andarsene: passare.

Anima

Chissà che suono fa
l’anima, quando va
vuota, per la mancanza
di un’altra cui anela,
nell’erranza e dispera
che il vero dell’amore non la riempia.
Forse, un suonare sordo,
come pietra su pietra,
che quando l’altra può
esserle più vicina
è boccio contro boccio
petalo contro petalo, carezza.

Nel solco d’aria e roccia

Questo tormento oscuro che non posa
nell’animo e s’incarna, fibra a fibra,
il tempo ingenuo abborda e concupisce,
coi segreti remoti dell’ignoto
che viene, passa e va, unisce estremi,
stravolge il quadro: così, io non voglio
altro che morte che mi porti via,
altro che vita che il dubbio mi dia,
questo che scuote e lancina ed è mio,
dentro di me che mai so niente, mai,
se non l’abisso cui guardare, andando
nel solco d’aria e roccia, giorno a giorno.

Quattro poesie inedite

I

Portami in un ricordo
che sia leggero fino a trasformarsi in brezza,
cosicché io passi nei cieli che un giorno guarderai
e con quello che ti sarà rimasto di me,
sognaci l’infinito, come fanno i bambini
che lo sanno che non c’è mai una fine.

II

La vita è una povera cosa,
una cosa che è povera vita,
grandezza che tale è nel niente,
è barca che oscilla, è quell’uomo
che il mondo dimentica; è sabbia
che impronte rattiene, per poco;
è mano che cerca, la vita,
la vita, mio dio, solo quella,
stasera che passa e dilegua
nel sonno, in un nome. La vita.

III

So ma non so cos’è, cosa mai fosse
quel profilo sbiancato, in fondo all’alba:
nel dormiveglia, c’era un canto lieve,
quasi un pianto sommesso, al limitare
tremolante del buio che si sgranava
nel panno fine della luce. Forse
era il deciduo valore di quanto
appare e si trasforma e, più perdendo
senso, diventa vivido; era il timido
gocciare nel boscoso intrigo ignoto
del cuore e dalla gocciola farsi impeto,
polla, corrente che la propria fine

consegna al mare, là. Forse era il sogno
di un altro tempo che ci scorre accanto
e talora si sente appena, e va
oltre la vita, verso un’altra, immensa.

IV

Vorrei che l’esistenza fosse un’altra
vorrebbe, l’esistenza, io fossi un altro,
eh, già, perché la vita è fatta d’altri,
gli altri che siamo noi, tutti a pretendere,
gli altri che siamo noi, tutti a ricredersi.
E, così, ricredendo e pretendendo,
passò nel vuoto, passerà nel niente,
per sempre, passerà, per ritornare,
tal quale, l’esistenza. Io, noi chissà,
vinti o vincenti, non importa, sacri,
i soliti, magnifici, gli illusi,
meravigliosi. Avremo una valigia
di speranza e di disperazione
che ci fu data perché la passassimo,
di mano, in mano, ad altri, ad altri ancora,
che furono, che sono, che saranno,
come noi,
sempre noi,
diversi,
eguali.

[Le prime quattro poesie sono state pubblicate sulla rivista “Paragone”].

*
Giovanni Parrini è nato a Firenze, dove vive e lavora. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia: Nel viaggio (Lietocolle, Faloppio, 2006, prefazione di Neuro Bonifazi); Tra segni e sogni (Manni, Lecce, 2006, prefazione di Maurizio Cucchi); Nell’oltre delle cose (Interlinea, Novara, 2011, prefazione di Giovanna Ioli); Valichi (Moretti&Vitali, Bergamo, 2015, prefazione di Giancarlo Pontiggia); Le misure del cielo, in rivista Poesia, n° 284 – a cura di M.G. Calandrone (Crocetti Editore, Milano).
Quindici poesie sono presenti sull’Almanacco dello Specchio 2010/2011(Mondadori). Inoltre, è stato pubblicato in riviste, fra le quali Atelier, Bollettino ’900 (a cura del Dipartimento di Italianistica dell’Università di Bologna), Specchio (mensile del quotidiano La Stampa), oltre che essere presente in vari siti web.
È uno dei collaboratori della rivista di arte e cultura Caffè Michelangiolo (Polistampa, Firenze) dove pubblica saggi su importanti poeti del ‘900 europeo, con particolare riferimento a quelli inglesi e irlandesi. Riconoscimenti: Poesie inedite: premi Casentino 2009 e Firenze 2004. Nell’oltre delle cose: Premio Mario Luzi 2011; finalista al premio “Il Ceppo” Pistoia 2013. Valichi: Premio Giuria-Viareggio 2015; premio Pisa 2015.

 

[foto: Dino Ignani]

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