Lucio Mayoor Tosi. Primo pomeriggio


di Giorgio Linguaglossa

Primo pomeriggio

Un sottopentola, o tovaglietta. Di paglia, un po’ sfrangiata ai bordi.
Per forza di colore bordò. Chiaramente usata.

Anche farsi una sigaretta. Tavolo con casamenti per l’intero universo.
Nessun profilo, tutte le cose messe di fronte.

Quando d’improvviso. / È l’ora dei nani, tre quattro mosse
in paradiso di coscienza. E lì scavare, scavare.

Grigio, colore dominante. Acqua di colonia. Blu e nero
il monitor confinante col cimitero.

Un campo di luce più ristretto di quello del sole. Ora
primo pomeriggio. Raggi dal sottosuolo bene attivi.

Fermo come impalcatura ascolto. Se cuore e bellezza
siano confinanti.

«Confina con me. Il sottopentola» dissi. Quindi lei
sbattè la porta. E giurò di non vedermi mai più.

L’importanza di ogni cosa è misurabile scandendo
ogni sillaba del prontuario “Nuovo tempo”. Metodi

per il soccorso giornaliero. Homo sapiens. Prima
del digiuno. Lui e la sua coorte di oggetti.

Lucio Mayoor Tosi è pittore, art director, poeta, vive a Candia Lomellina, vicino a Milano, sta preparando da almeno dieci anni la sua prima raccolta di poesie; la sua poesia sopravvive priva di alcun principio gerarchico; la direi anarchica, con un metro polisillabico in distici che sta lì come una sentinella disarmata a guardia del vuoto che si apre tra una parola e l’altra; la poesia è costruita, diciamo così, senza alcuna costruzione (costrizione), sembra nata già decostruita, già rottamata e buona per la pattumiera del non riciclo. Sembra quasi che l’autore di Candia Lomellina si diverta a produrre scarti non riciclabili, scarti inquinanti ma non tossici, scarti che aggiungono inquinamento a inquinamento; così, Lucio Tosi «gioca» spensierato e alleggerito da tutti i pesi ontologici, perché l’importanza di ogni cosa (non) è né misurabile né ponderabile, e l’homo sapiens storializzato se ne sta lì, «Lui e la sua coorte di oggetti», a far nulla.

È passato il tempo di Godot e di Ionesco

Oggi non c’è più niente di significazionabile. Restano soltanto situazioni, negoziazioni, giaculatorie, superbonus 110%, posiziocentrismi: si sta in attesa che avvengano delle situazioni vantaggiose, si sta in attesa di indirezioni, distopie, discronie, disfanie; si avverte la presenza di labirintiti, disforie, instabilità, fluttuazioni, situazioni. La poiesis è nient’altro che una situazione, una attività fidejussioria, il mostrarsi di questo daltonico situazionismo della coimplicazione fidejussoria.
È una zona di compromissione e di coimplicazione nella quale siamo tutti coinvolti tra indifferenza e cinismo, snobismo, scetticismo e ciarlataneria tipica del Dopo il Moderno. La spinta delle avanguardie artistiche, dal futurismo a dada, dal surrealismo al ready made, sino al loro prolungamento nel dedalo dell’arte concettuale post-bellica si è esaurita, la provocazione è diventata norma, una pratica remunerativa, una modalità ben accetta e condivisa, anzi, addirittura sollecitata. La storialità si nutre della miseria del Simbolico e della Catastrofe permanente. Fatto sta che Lucio Tosi non avendo veri punti di partenza non ha neanche veri punti di arrivo, la sua è una casualità stocasticamente attrezzata, direi.

1 lombradelleparole.wordpress.com del 4 marzo 2023.
2 G. Agamben, «La parola e il sapere», in aut aut, n. 179-180, p.165

(Giorgio Linguaglossa)

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