
Il centro angolare della raccolta di Giulio Laurenti, In circostanze normali (Ensamble, 2023) è il paradosso di Zenone che lui riprende in uno dei suoi pezzi. La poesia è la tartaruga. Lei è lenta ma ha lo spazio che gioca in suo favore. Achille, per quanto possa correre non la raggiungerà mai. Eppure, corre lo stesso. Questo è quello che conta. Perché il desiderio vuol crederlo lesto. L’esperienza di incompiutezza di Achille dovrebbe essere propria di ogni poeta onesto. Senza effetto di frustrazione. Anzi, con una ironica consapevolezza che lo rilancia nella sua corsa. In me svanisce tutto il ciarpame/ trabocco di gioia per la sua gioia/ restando con la faccia d’un salame.
Le normali circostanze della vita, in realtà, non forniscono molti spunti di poesia. Al contrario, questa sembra essere il sentiero che Laurenti vuole aprire alla sua parola. Credo che nasca da questa sfida la forma disorganica dell’opera, voluta anzi proposta come un canone. Registri contrapposti, poesia di immagini versus poesia di idee, incursioni gergali e dialettali. La realtà è una foresta notturna è il poeta l’attraversa facendosi strada con la parola in tutte le sue possibilità. Anche i sensi si sono mischiati. L’olfatto può sentire più dell’udito ed essere meno ingannevole della vista (Per Laurenti la poesia si può odorare; per me si può vedere). Ecco, che gli odori portano al corpo che, l’ho sempre detto, è il nostro testo fondamentale. E lì ti leggo sfogliandoti/ (…) penetrando nella trama/ del piacere condiviso. Se e quando scopriamo questo intreccio accade che Achille abbia finalmente raggiunto la tartaruga. Così come quando il sasso raggiungendo l’acqua, smuovendo l’immoto, ci dà la forma dell’arte. E fa niente che sia solo un’illusione.
