Intervista ad Anita Piscazzi


di Luca Pizzolitto

Poetessa e musicista, due manifestazioni che caratterizzano il tuo percorso artistico e di vita. Poesia e musica, che spesso si sfiorano, si intersecano; altre volte, invece, percorrono sentieri distanti tra loro.

Che importanza hanno, nella tua vita, queste due anime e in che modo, nella tua esperienza, si sfiorano, si intersecano o si distanziano?

Sono cresciuta con la musica, l’ho respirata sin da bambina e certi suoni, sospensioni e silenzi mi sono rimasti dentro e dunque mi abitano, col tempo hanno formato una pelle, come una custodia. La poesia non era contemplata nella mia vita è nata naturalmente dalla musica ed è emersa quando è accaduto qualcosa, quando ho sentito il bisogno di esprimermi anche con le parole. Così ho iniziato a rispettare queste due anime che non possono prescindere da me, alcune volte, però vivono di vita propria. Così ho cominciato a darle un corpo, tanto da andare alla ricerca della parola concepita come un suono e a sperimentare il suono come se fosse una parola. E dunque, ho pensato di dare forma ad un unico corpo poetico-sonoro e ormai sono anni che porto avanti questa idea da cui è nata “Erranza, dieci variazioni sul tema”, progetto piano-poetico che unisce le due anime: la parola poetica e le improvvisazioni pianistiche che l’attraversano. Questo stesso progetto ha dato il titolo alla mia raccolta poetica di prossima uscita.

La tua ultima raccolta poetica ha una genesi un po’ strana: nasce come una sorta di mosaico tra diversi nuclei scritti in periodi e situazioni differenti. Ci racconti come sono andate le cose?

In “Alba che non so” ho cercato di esplorare il tema della mancanza esistenziale, quanto mai attuale in questo tempo di smarrimento e di solitudine. Cercando di interrogare luzianamente il mio cuore: Di che è mancanza questa mancanza,/cuore,/che a un tratto ne sei pieno? /Di che? e di non fermarmi in superficie, ma di andare a fondo, come dice bene David Lynch parlando dell’inconscio: “i pesci grandi si pescano solo andando nel profondo del mare”. E dunque il cuore manca, è mancante di qualcosa e si domanda di che cosa, in un mondo sempre più connesso virtualmente e che soffoca.La genesi potrebbe sembrare composta da nuclei diversi, come tu dici, ma in realtà nasce come un omaggio alle poetesse russe, Marina Cvetaeva, Anna Achmatova,Bella Achmadulina e si snocciola attorno al nucleo tematico della mancanza che accresce il desiderio di cercare l’altro, di relazionarsi. Lo stesso desiderio che muove la ricerca del vero, per me la soluzione essenziale al vuoto. E quel “tu mi sei mancato” che spesso diciamo alle persone a noi care, non è che la costante presenzadell’altro nell’assenza.

La tua scrittura ha una forte, ricerca interiore, spirituale (mi verrebbe da dire). È sempre stato cosi? In che rapporto sta il tuo cammino personale con questa identità precisa della tua poesia?

La connotazione spirituale, cifra della mia scrittura poetica è frutto della mia costante ricerca interiore, c’è sempre stata, ma da un po’ di tempo è venuta fuori con una certa insistenza. Nei cinque anni dall’uscita dellamia ultima raccolta, ho cercato il silenzio, quello fisico e non solo, per un bisogno di rimuovere le scorie del troppo di tutto che c’è fuori, per alimentare e custodire la sfera spirituale attraverso le letture dei mistici, attraversola musica cercando suoni che andassero ad allargare spazi interiori, ritagliandomi pochi minuti del quotidiano per essere completamente immersa nella meditazione e nell’ascolto di quell’unica voce interiore che è vitale e mi dà energia. Così ho scoperto che tutto mi riportava alla luce e ho iniziato ad indagare sul tema non semplice della luce ed è su questo filo che ho tessuto “L’erranza”, l’idea del cammino personale, del viaggio come destino spirituale, dove ogni luogo, ogni suono, ogni parola diventano un segno del nostro andare.

Tre poetesse o poeti (e relative opere) imprescindibili, secondo te, per chi si avvicina, ama o scrive poesia.

Tre sono troppo pochi, ce ne sarebbero un bel po’. A chi si sta avvicinando alla scrittura direi di leggere tanta poesia e soprattutto i maestri del passato. Per tutti, tra le mie poetesse preferite sicuramente Fernanda Romagnoli con il “Tredicesimo invitato”, Claudia Ruggeri con “Inferno minore” e Cristina Campo con “La tigre assenza”.

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Anita Piscazzi, poeta, pianista e ricercatrice. Si occupa di studi etnomusicologici e didattico-musicali. Ha pubblicato: Amal (Palomar, 2007), Maremàje (Campanotto,2012), Alba che non so (CartaCanta, 2018), Ferma l’Ali, cd poetico-musicale (desuonatori, 2020) e il romanzo Canto a silenzio. Anna Magdalena Bach (Florestano, 2022).  Ha curato Sotto traccia, antologia poetica di autori vari (Latitudine 41, 2022). Tradotta in diverse lingue, è in “OssigenoNascente” (Atlante dei poeti contemporanei italiani – Università di Bologna), in Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea (Raffaelli, 2018) e in RaiPoesia. Impegnata in festival poetico- musicali sia in Italia che all’estero è stata pubblicata in antologie e in riviste italiane ed internazionali. Ha collaborato ai progetti poetico-musicali: “Alda e il soldato rock” con Eugenio Finardi; “Ferma l’Ali” con MichelGodard e al progetto teatrale: “Miss Kilimangiaro” in Kenya per “Avis for Children”. Collabora con diverse riviste culturali.

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