
L’amicizia con Abele Longo non mi inibisce dallo scrivere della sua ultima raccolta Scrittura con vista (Edizioni Terra d’Ulivi, 2023), a dieci anni da Reversibilità. Me la sono, infatti, goduta, trovando conferma che la poesia, come riteneva Ezra Pound, è una conversazione tra persone intelligenti (con l’augurio che possa valere anche per me). L’obiezione di autoreferenzialità è subito smarcata. Questo piacere è sempre plurale, anche quando è un dialogo. La sua poesia è a dialogica, che nel sentirsi parte di un tutto comprende anche chi non c’è più, scrive Doris Emilia Bragagnini nella prefazione.

Dei nostri sensi Abele stimola la vista. Non solo come una protesi, perché la poesia dovrebbe fingere di rivolgersi ai ciechi. Ma anche, e in questo caso principalmente, perché la lettura precede la scrittura. E la lettura è sempre uno sguardo, possiede una propria vista. Gran parte di questi testi sono (ri)letture di testimonianze – “la poesia stessa diventa necessità di fissare, tecnica del ritaglio” – (Dylan Thomas, Fernando Pessoa, Danilo Dolci. Tonino Bello, Ciprì e Maresco) con le quali Abele è in continuo rapporto (anche in ragione della sua attività di ricerca) e attraverso questo, in un invisibile ma sensibile paso dople, finiscono per essere (ri)scritture, dentro un organismo letterario vitale e stimolante. Chi scruta il cielo per sanare il mondo/ sa che ogni immagine contiene l’altro (…)
La Bragagnini sottolinea che la poesia di Abele Longo riduce la distanza tra esseri umani e spazio. Credo che questo sia centrale per chi abbia geograficamente sperimentato la diaspora. Dentro questa corrente questa poesia ci (ri)mette in pace col mondo, tanto che in qualsiasi luogo riusciamo a sentirci a casa. Ecco che grazie ad Abele, mi rassereno. La poesia non ci salva, ma ci tiene compagnia. E così amico che mi accompagni/ a passi d’infanzia quando vivendo/ solo qualche metro più in là ti fermavi come di fronte a uno schermo/ lì dove sorgeva il cortile.

Grazie Pasquale, per queste venti righe che vanno dritte al cuore; per l’amicizia, il nostro esserci sempre. Contento di essere su Lpels, su cui, tra l’altro e grazie a Fabrizio Centofanti, ho avuto modo di parlare di ‘Scrittura con vista’ proprio prima della sua pubblicazione. A te, a Fabrizio, ai lettori di questo luogo dello spirito, dedico la poesia che citi nelle tue righe finali, e il video che mi ha ispirato la poesia:
Cortile Cascino (The Wind)
(a Salvatore Bonafede e Pippo Bisso)
The pain is gone
Gone with the spirit in your eyes
Now you’re wandering around
Above us
Looking downward as we cry
Immagini sgranate
fraseggia al pianoforte The Wind
facce uguali arrivate
da lontani crocevia d’oriente
o domeniche al cinema del partito
cloaca nell’anima di Palermo
Robert si è portato il figlioletto
non vuole dormire al centro
ha imparato i nomi di tutti
il ciuffo alla Elvis
raccolgono capelli a quaranta lire
per le parrucche delle signore
i bisogni sui binari
il treno spacca la città
guarda dal finestrino
un turista stralunato
così era a guerra finita
su un golgota di stracci e rifiuti
l’Italia innalza il palo della cuccagna
deportazione indolore
sentirsi segnati a vita
la città usa il cortile
per mandare i bambini a dormire
è il lupo cattivo il saraceno sbarcato
nottetempo a due passi dalla cattedrale
guarda il cardinale dietro le imposte
Danilo e i suoi discepoli digiunare
e così amico che mi accompagni
a passi d’infanzia quando vivendo
solo qualche metro più in là ti fermavi
come di fronte a uno schermo
lì dove sorgeva il cortile
la classe in silenzio guarda The Wind
Robert ha fretta e s’inventa la sequenza
del parto non ancora avvenuto
azzardo o fiducia nella vita
in un viavai di bare bianche e becchini
Totò che nasce due volte
https://www.youtube.com/watch?v=2Q7IOMJQuZM
Grazie, Abele, grazie, Pasquale, per questa bellezza.