
Ascoltare e comprendere [Mt. 13,1-23]
Sembrano essere questi i due verbi centrali nel brano di Matteo: quello seminato nella terra buona è chi ascolta e comprende.
E sembra anche che non ci sia molta differenza tra i due.
Il verbo greco che possiamo tradurre “comprendere”, infatti, ha anche il significato di “ascoltare”. L’uso che se ne fa qui sembra voler sottolineare la quasi coincidenza dei due o, comunque, una innegabile interdipendenza.
Non si tratta di stabilire una priorità e una possibile conseguenza (prima si ascolta e poi, forse, si comprende), quanto piuttosto di trovare i nessi possibili (necessari?) fra i due verbi.
Chi ascolta si pone nell’atteggiamento di non accettazione supina della realtà. Presuppone che “qualcuno parli”. Dunque è in un atteggiamento aperto ad una alterità che, in quanto tale, non si mostra mai completamente.
Inoltre, l’ascolto presuppone l’inquietudine del desiderio. Solo chi desidera, riesce ad ascoltare. È proprio nel “cor inquietum” che risiede la possibilità di ascolto. Chi è pieno di sé (l’uomo che se ne va sicuro di montaliana memoria) non ascolta perché non presuppone una alterità. Ha in se stesso il proprio centro di ascolto, il proprio baricentro e, dunque, non cerca, non si interroga. Ha già tutte le risposte.
Nella Bibbia, l’ascolto è l’atteggiamento richiesto e il primo dei comandi: SHMA ISRAEL (ascolta israele). Da esso dipende tutto il resto. Non ci sarà costruzione di storia senza questo atteggiamento, che non è solo iniziale, ma costante e di fondo.
Nell’iconografia cristiana, molto spesso, nella rappresentazione dell’Annunciazione, Maria è colta in “atteggiamento di ascolto”, con il libro aperto. Come dire che Maria concepisce nell’ascolto. Nel racconto di Luca, però, Maria non comprende. Ciò che le viene annunciato la coglie in imbarazzo, nel “timore”. Dall’ ascolto non consegue, immediatamente, la comprensione. Anzi, sembra quasi che la “non comprensione” sia la chiave di lettura. Potremo dire che non capendo, Maria capì che era il Signore.
La comprensione, dunque, non si pone come capacità logica di dare un ordine a ciò che si ascolta. Piuttosto, sembra che qui, la comprensione sia nel lasciare che l’ascolto dia il suo frutto. La fecondità di Maria, come di chi accoglie la parola seminata, è tutta nell’ascolto, ma è questa fecondità che rivela la reale comprensione.
Comprende chi riesce a mettere insieme, ad individuare il filo conduttore, senza che questo diventi mai acquisizione definitiva e definitoria di senso. Comprendere non è mai un aver compreso, archiviando, così, ogni ulteriore tentativo di ricerca e di domanda. È un processo che si nutre costantemente di ascolto, quindi, di desiderio. Ogni fecondità da qui è generata.
Un cristianesimo propositivo ha generato guasti. Solo quando abbiamo sposato la domanda dell’uomo, siamo stati profeti, suscitatori, cioè, di ulteriore domanda che obbliga all’ascolto dell’altro, all’accoglienza dell’altro, alla non esclusione presuntuosa, arrogante e violenta.
Non abbiamo principi non negoziabili da vendere, abbiamo, piuttosto, un cuore inquieto da aprire a tutte le inquietudini che generano condivisione e fecondità.
“Tutta la creazione geme e soffre nelle doglie del parto” (Rm 8,22): è il partecipare a questo travaglio che fa di noi donne e uomini che ascoltano e che comprendono.

Bella riflessione, un regalo come sempre.
Un brano del Vangelo fatto a posta per pormi interrogativi. Cosa sono io, che tipo di terreno rappresento?
L’Officiante mi è benevolmente venuto in aiuto ritenendo che ognuno sia un po’ tutte le tipologie di terreno, perché questa è la dimensione della vita.
Il Papa, all’Angelus, mi ha offerto un’ulteriore prospettiva. Non più solo quella di colui che riceve ma del me stesso seminatore, attitudine di cui ogni cristiano dovrebbe percepire la vocazione.
È a questo punto che ho compreso quale sia la condizione peggiore di tutte: quella dello “spreco”. Essere cioè terreno buono e produrre zero. Spreco di talento e spreco di seme non fecondato, benché caduto nel posto giusto. Un vero disastro. Ascoltare, comprendere ma…