
Che ne facciamo degli istinti?
Prendiamo in esame un esempio facilmente comprensibile. Agli uomini – generalmente – piacciono le belle donne: come gestire l’inevitabile attrazione? Gesù lo spiega dal vivo, nell’incontro, al pozzo di Sicar, con una samaritana molto bella, collezionista di mariti. Le chiede da bere: lei è sorpresa, per i motivi che sappiamo, ma soprattutto perché quest’uomo non fa avances. Non solo, ma lascia intravedere un potere sconosciuto, un’acqua che zampilla per la vita eterna, una realtà superiore che si chiama spirito. La donna è affascinata, dimentica i noti rituali, è entrata in un’altra dimensione.
Gesù ci insegna che l’attrazione per la bella donna non si supera con qualche forma repressiva, ma suscitando un desiderio più completo. La questione non è guardare la bellezza: è che la bellezza è tutta un’altra cosa.

D’istinto,
mi viene in mente la storiella dell’uomo che non sapeva scegliere tra tre donne disposte a sposarlo. Tutte avevano pregi eccezionali. Lui ne analizzò ogni aspetto, doti, capacità, virtù, valutò i campi in cui eccellevano, nel lavoro, nelle arti, nello sport. Terminata questa lunga riflessione, prese finalmente la sua decisione e sposò quella con le tette più grosse. Dura lex…
E, tuttavia, piano piano si giunge a capire quanto sia davvero un’altra cosa la vera bellezza. E’ una scoperta e una liberazione al tempo stesso.
Dopodiché, rimarrebbe solo da spiegare per cosa siano stati creati, al pari delle zanzare, questi istinti.
Grazie, cari amici miei. I Padri davano una bella interpretazione degli istinti nel progetto di Dio. Anche quelli più apparentemente problematici avevano una funzione importante. L’aggressività serviva, per esempio, a combattere il male, e così via. Bisognerebbe ricuperare questa prospettiva.