
Qual è il film più brutto nella storia del cinema? Rispondere non è più facile di individuare quello più bello. Secondo alcuni il più brutto film italiano sarebbe Alex l’ariete (2020) con un improponibile Alberto Tomba, campione mondiale di sci nel ruolo di un carabiniere dei GIS. Incredibile è che il regista sia stato uno del calibro di Damiano Damiani. A questo punto, mi sono fatto aiutare da un giovane storico del cinema, esperto di B-Movies. Tra i titoli indicatimi da Alessandro Barile, c’è Avanzers – Italian Superheroes (2023), una commedia fantasy diretta da Cosimo Bosco, con Maurizio Mattioli e Ciro Villano (?). A questo affianca Titanic II (2010) diretto da Shane Van Dyke: non è il seguito, come si potrebbe pensare, ma un mockbuster, una specie di brutta copia destinato al circuito home-video. Esiste, poi, una parodia di Avatar. Ancora una volta sono gli italiani a distinguersi per fantasia, con Lorenzo Dante Zanoni, in arte Alan Smithee, che ha diretto Anatar (2023), con delle anatre come protagonisti.
Se in Italia la commedia sexy degli anni ’70-’80 fornisce una ricca cineteca di film tanto brutti da essere memorabili, negli Stati Uniti un regista come Ed Wood è diventato un cult del cinema improbabile. Tra i primi ricordo Tutti a squola (1979) – che ho visto pure al cinema – diretto da Pier Francesco Pingitore, con Pippo Franco. Di Wodd meritano una menzione La sposa del mostro (1955) e Plan 9 Forma Outer Space (1959). Ma va anche detto che Tim Burton gli ha tributato un grande riconoscimento dedicandogli un film molto riuscito nel 1994, con Johnny Depp nella parte del regista. Quanto alle associazioni fantasiose, francamente non saprei chi premiare tra Santa Claus conquers the Martians (1964) di Nicholas Webster, già citato per altro, o Zorro contro Maciste (1962) diretto da Umberto Lenzi.
Non mancano infine sorprese (dopo quella di Damiano Damiani), più o meno positive. Amore, piombo e furore (1978) è un western B-movie presentato in un due versioni, una diretta da Monte Hellman, grande regista di genere, ed una italiana di tale Antonio Brandt. Nel film c’è persino un cameo di Sam Panckinpack. In Un esercito di 5 uomini (1969) di Italo Zingarelli, che nessuna traccia ha lasciato nella storia del cinema, la sceneggiatura è di Dario Argento e le musiche sono di Ennio Morricone. Di segno opposto il mio ricordo de La voce della luna (1990), film-testamento di Federico Fellini, che azzardo a considerare molto brutto – nonostante la presenza di Paolo Villaggio e Roberto Benigni – che non ha retto affatto alla prova del tempo.
