Domenico Lombardini, Canto chiuso

*
con furore – troppo
ché sei stato viscera
oltre l’accenno di epidermide –
al dolore dare unguento
sul corpo quasi mio
per spremitura di carne
– ed è un giglio.
di fiore in dolore: non voluto
ché al vederlo tremo, vedi?
farai lo stesso, sei innocente: un figlio –
di dolore in fiore, di fiore in dolore.

*
volevo soltanto
lunghi baci – non credi
di aver voluto troppo?

il miracolo è l’accaduto
la grazia l’accidente –
a cui, come al bere la sete
precipitosamente all’acqua.

*
due tre quattro
detta il metronomo
il dito sul tavolo
uno due tre quattro
il passo, lo spazio
senza dolore, senza più dolore.
e, mi dice, tu senti troppo
e la colpa ridotta a questo.
poi il miracolo: il passo si disassa
e lo spazio si perde
in un punto di grazia
in cui sillabe e colore
senza dolore, senza più dolore.

*
i corpi degli amici
hanno lasciato segni dolci:
il cuscino è macchiato
la pagina è sottolineata
lo specchio è sbeccato.
la solitudine è purezza
raggelata e perfetta
conchiusa in sé stessa –
serrata alla gola.

*
esitando la vita –
altra vita effonde vita
insicura, sradicata
si sente eppure vive
all’incongruo, lo zigrino
che sorprende la mano
che attendeva la seta.

*
le mie viscere riempite
alla sgranatura delle fibre.
la bocca di baci ha consumato
la bocca, al sanguinare –
senza forma la vita
smargina, tracima
in altra vita, trabocca.
quale fine ho trovato l’inizio
e l’inizio la fine –
tanto ho voluto vivere
tanto morire.

*
è femmina e parla
dal didentro – la sento
un pieno dentro a un vuoto
e dentro il vuoto un pianto
e un sorriso dolce, una vocina
e un’accettazione infinita –
una luce poi, che poco rischiara
e tutto illumina per pupille
allenate, dilatate per il troppo
incedere nel buio o per la paura
e la vigilanza necessaria
a evitare i morti, il loro inciampo.

*
non se ne può dire
soltanto riferirne gli esiti:
le pupille dilatate, la voce
esitata, il corpo piegato
dalla voglia di perdersi.
e fa’ quel che devi
e bene, ché qui perizia
non è cosa indegna.

soltanto dimmi, ti prego
che a me tieni un poco
che non sono soltanto
un corpo a perdere.

*
nemici, perché allo stesso seno.
poi accorgersi quanto meccanismo
è nell’inimicizia, quanto riflesso
nell’odio – un ingranaggio idiota.

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Un pensiero su “Domenico Lombardini, Canto chiuso

  1. [email protected]

    Poesia obbligatoria poesia della ‘obbliganza’ una forma di obbedire assoluta a sé medesima per una fusione mistica; una fotosintesi clorofilliana. Sembra che il poeta voglia innalzare una bandiera bianca su una boa rossa, in sintesi i versi venuti da quelli già andati una profezia di amore puro! E alla sua pura la poesia.

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