
Festa dell’Immacolata
[Gen. 3, 9-15.20; Lc 1,26-38]
La domanda rivolta ad Adamo (Dove sei?) è al contempo situante e spiazzante.
Non ci aveva mai pensato Adamo a porsi questa domanda.
Dove vuoi che sia? Dove sono sempre stato
È solo a partire da una domanda rivoltaci che proviamo a situarci.
Solo da un altrove viene a noi la domanda che ci situa.
Non sarà possibile avere di noi un’ idea di dove siamo se non siamo sollecitati dall’ apparire dell’ alterità.
Quando l’altro pone la domanda siamo obbligati alla risposta.
È importante questa dimensione della consapevolezza. Sembra che non si giunga alla consapevolezza di sè se non a partire da una domanda rivolta da una altro che non siamo noi. La realtà su noi stessi ci appare solo a partire dalla interpellanza dell’ altro.
È l’altro il principio di realtà.
In altre parole, la possibilità che ognuno ha di pensare se stesso è solo a partire da una relazione. È qui, nello spazio creato dall’ apparire dell’altro e dalla sua interpellanza, nello spazio della relazione, che si aprono gli occhi su noi stessi. E ci scopriamo nudi. E abbiamo paura.
Qui nasce il pudore. Non è vergogna, quella di Adamo. È pudore. Non origina da una mancanza o da una azione compiuta che si vorrebbe non aver commesso. Origina da un senso di insufficienza. È dallo scoprirsi nudo che origina il pudore di Adamo. Nasce, il pudore, dalla percezione che l’altro possa cogliere di me ciò che non sono io, possa cogliere una parzialità di ciò che sono e non percepire la totalità. Il pudore nasce dalla consapevolezza di essere più di quanto si mostri, più di quanto si appaia.
La nudità si rivela un equivoco. Sembra dire tutto di noi, privati di orpelli e di accessori, e invece nasconde la verità su ciò che siamo, dirottando l’ attenzione di chi ci guarda su altro che non
siamo noi. È fuorviante la nudità, per questo fa paura ad Adamo. Anche stavolta non si tratta di i rimorso morale. La paura è paura di rompere una relazione perché l’altro non ci capisce fino in fondo, perché coglie solo parzialmente ciò che siamo.
Non ha paura chi si affida. L’ atteggiamento di Maria, di fronte all’angelo, non è dí paura ma di timore, che è ben altra cosa. Il “timore del Signore” nasce dall’affidarsi, dalla fiducia. Non c’è paura perché chi ci interpella conosce di noi la nostra totalità . Si dona tutto e tutto chiede. In questa relazione di affidamento reciproco, tutta la bellezza di una umanità pura che si gioca la sua libertà nella fedeltà al progetto originario
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
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