Fin dall’adolescenza, mi appassionai ai poeti e agli scrittori caduti in Disgrazia di Dio, che mi erano vicini come fantasmi di anime in pena. Li ho tradotti in immagini e rappresentati con un’inspiegabile trasporto. Ma ho anche scritto e tanto scritto di poesia.
Negli anni ho cercato, anche, di spiegarmi la mia particolare vicinanza ad alcune sensibilità atee ed eretiche, a queste figure oscure e maledette del pensiero e dell’arte.
Questa mia volontà forse nasceva da un desiderio di redenzione, era come vano tentativo di salvare questi personalità dalla caduta e dal quel precipizio che costava loro l’eternità felice. Così cercavo di bloccare quei figli perduti della memoria per riportarli a Dio.
Prisco De Vivo, 3 Sentieri sul lago
(Omaggio ad Ingeborg Bachmann) 2008


mi dispiace, ma con tutto rispetto non riesco proprio a credere che “le sensibilità atee ed eretiche” siano anche “oscure e maledette”