Duemila. La tribù delle storie
La Bellezza 1. Canta con le ali
Un bambino miope riceve in dono un paio di occhiali e per la prima volta mette esattamente a fuoco il mondo esterno. Poi, curiosando in una piccola libreria, si imbatte in un volume illustrato sugli uccelli, uccelli dal nome strampalato – il cardinale rosso, il frosone vespertino, la pulcinella di mare – e con una varietà di piume abbacinante. Quindi si procura un vecchio binocolo e prende ad esplorare le campagne circostanti, in cerca proprio di quegli uccelli. Da lì in poi è un crescendo: coi primi risparmi l’acquisto di un cannocchiale professionale, quindi è la volta di un disco con i vari richiami; a dodici anni il destino è compiuto: da grande farà il birdwatcher.
È così che racconta la sua passione, il lavoro di una vita, Richard O. Prum, professore di Ornitologia alla Yale University. Ed è così, osservando sul campo, studiando, comparando, che giunge quasi suo malgrado a riformulare una teoria scientifica già esplicitata centocinquant’anni fa dal padre dell’evoluzionismo, Charles Darwin. Che fu contestato aspramente per aver sostenuto, prove alla mano, la discendenza dell’uomo dalla scimmia, ma che infine, già in vita, venne riconosciuto come il fondatore di una disciplina rivoluzionaria, capace di riscrivere la storia dell’umanità. Con un dettaglio, non poi tanto piccolo: la teoria fu si accolta ma purgata della sua componente realmente pericolosa per la mentalità vittoriana dell’epoca. E qual’era questa componente?
Torniamo all’ornitologia. Infatti è attraverso lo studio delle preferenze sessuali degli uccelli, dei loro giudizi sensoriali, è attraverso lo sviluppo degli ornamenti della specie, quelle piume multicolori che sono veri e propri oggetti del desiderio, è attraverso i rituali astuti e complessi del corteggiamento che Prum si rende conto di una verità inoppugnabile, sebbene tenacemente combattuta e posta sotto silenzio: esiste un tipo diverso di evoluzione, che va oltre gli accorgimenti caratteriali indispensabili per adattarsi all’ambiente, per garantirsi la sopravvivenza. Questa diversa evoluzione non si esprime mediante la scelta di volta in volta più utile ma procede piuttosto tramite la Bellezza. Ci siamo: eccola la parola proibita, il discrimine, lo scandalo. Perché è qui che le nostre preferenze entrano in gioco esteticamente e determinano – certo, in maniera capricciosa, imprevedibile – una diversa selezione naturale.
Ed effettivamente in quest’ottica la femmina della specie (il capriccio, guarda caso, è considerato attributo femminile) non è soltanto l’oggetto passivo conteso dai maschi ma anche la protagonista di una scelta che provoca innovazioni sul piano qualitativo, divenendo dunque agente attivo della selezione. “Il manachino delizioso ha fatto le cose in grande, quanto a innovazione. Gran parte dei manachini, proprio come dei ballerini di tip-tap, si accontentano di produrre botti, schiocchi e fruscii percussivi; il maschio di manachino delizioso, invece, canta con le ali. E forse canta persino meglio di quanto non voli. Come vedremo, il manachino delizioso non è solo un esempio di innovazione estetica, ma mostra anche come l’adattamento e la selezione estetica possano trovarsi uno contro l’altra e come la bellezza possa vincere, in tutta la sua decadenza”.
Pur di conquistare la femmina il manachino tenta l’impossibile e vince la scommessa, tanto che le sue prestazioni saranno tramandate, diverranno patrimonio della specie; ed è solo uno dei tanti esempi che Prum trae da quel mondo che ha deciso di indagare in ogni dettaglio. La femmina suscita il desiderio e poi sceglie: siamo ben oltre le capacità adattative, qui è in gioco un altro tipo di sopravvivenza, la categoria dell’utile viene abbandonata d’istinto e proprio grazie all’istinto la Bellezza si impone, si evolve, crea. Darwin lo aveva già delineato, ma i tempi non erano maturi; Prum, il bambino miope, lo dimostra nuovamente: siamo – anche – animali estetici, capaci di cantare con le ali.
Richard O. Prum, L’evoluzione della bellezza, Adelphi 2020

La “Via Pulcritudinis”, non a caso, coglieva il legame indissolubile tra bellezza e verità, entrambe inscritte nel genoma stesso dell’umanità.
Molto interessante, grazie!
Bellezza e Verità possono coincidere o anche non coincidere. L’importante è riconoscere la dignità e la necessità di entrambi i percorsi.
Grazie al Dott. Sant’Elia per questa interessante divulgazione e a Don Fabrizio che tramite questo blog continua a farci dono di tanta bellezza.
“La bellezza cammina fra di noi come una giovane madre quasi intimidita dalla propria gloria. La bellezza è una forza che incute paura come la tempesta scuote al di sotto e al di sopra di noi la terra e il cielo. La bellezza è fatta di delicati sussurri parla dentro al nostro spirito la sua voce cede ai nostri silenzi come una fievole luce che trema per paura dell’ombra. La bellezza grida tra le montagne tra un battito d’ali e un ruggito di leoni. La bellezza sorge da oriente con l’alba si sporge sulla terra dalle finestre del tramonto arriva sulle colline con la primavera danza con le foglie d’autunno e con un soffio di neve tra i capelli. La bellezza non è un bisogno ma un’estasi, non è una bocca assetata né una mano vuota protesa in avanti ma piuttosto ha un cuore infuocato e un’anima incantata. Non è la linfa della corteccia rugosa né un’ala attaccata a un artiglio. La bellezza è un giardino sempre in fiore e una schiera d’angeli sempre in volo. La bellezza è la vita quando la vita si rivela. La bellezza è l’eternità che si contempla allo specchio e noi siamo l’eternità e lo specchio.” (Kahlil Gibran)
La parola dei poeti è sempre rivelatrice. È bello rifrangersi nei frammenti del loro specchio.
Inno alla Bellezza, l’offerta della Vita di tessere con lei un legame profondo , lei che ogni giorno canta l’amore sfiorando la sensibilità e il cuore di ognuno, mostrando in ogni modo la sua meraviglia. I suoni, i colori, sono doni da percepire con gioia.