da Ovunque Lei sia, un saluto dall’inferno… di Alessandra Boero (ed. Philobiblon)
“Totoismo”
prefazione di Marino Magliani
Qualche anno fa è uscito un romanzo di Giuseppe Conte, un giallo, del genere marinaresco, ambientato sulla Costa Azzurra. È un romanzo che racconta un presente futuribile. In qualche modo racconta una distopia. Il titolo è Il male veniva dal mare e sarebbe un titolo perfetto per il libro per il quale ho accettato di scrivere questa nota. Libro che si può leggere come un frammento di biografia, quello che il lettore ha in mano, cronaca o reportage, o semplicemente il romanzo assurdo. C’è un uomo, col suo dolore, e quest’uomo tenta di farsi capire e di esistere, egli chiede giustizia, perché è un uomo con immensi disagi, sconforti, sogni, emozioni. Purtroppo non si tratta di un romanzo. Un uomo, in effetti, che era un giovane uomo, forte di nervi e muscoli, intelligente, con una professione che amava, e che ora, grazie peraltro alla dedizione e all’amore di chi lo sostiene e lo cura, può solo aggrapparsi a quel gemito: il to-to-to che sostituisce quasi ogni altro messaggio, un linguaggio frammentario che descrive e contiene ogni entusiasmo e gli incubi che lo riempiono, quando entuasiasmo e sogni spariscono. E questo – il to-to-to, dicevamo-, perché un giorno, alla fine dell’estate, nel settembre del 2014, il male veniva dal mare.
Poco importa, se l’autore di questa nota coltivava e coltiva, una buona amicizia con Sergio Salvagno, nel senso che non importa ai fini del giudizio che ho del libro. È un libro molto onesto, molto ben strutturato, organizzato in modo che al lettore non giunga o giunga del tutto moderato ogni <<intento letterario>>. No, qui non si arriva al centro della narrazione per tenere in sospeso il lettore, è che non c’è bisogno, qui, – purtroppo – di trasmettere la sensazione. Del resto, questo libro racconta un dolore. Punto. E ben fa l’autrice quindi a trattare un materiale a tratti incandescente con il giusto distacco, attraverso un tentativo di decostruire dinamiche, temperature, giudizi, sentenze, scappatoie umilianti, come se l’io narrante, esterno e onnisciente, si rivolgesse a una corte (oh, come si cerca per questa storia una giustizia non distratta!) raccontando i puri fatti. E come se l’io narrante tutto ciò che state leggendo lo sostenesse senza pretendere di convincere nessuno, senza chiedere altro, solo di essere letto. Ascoltato. O letta, ascoltata, perché l’autrice è Alessandra Boero, una giornalista.
Mentre chi scrive la nota che accompagna il libro non ha bisogno né il dovere di non esprimere giudizi, e non riesce a fermarsi, non riesce a disporsi nel suo punto di vedetta oggettiva che controlla ed espone i fatti, date, materiali, interviste. Forse perché l’autore della nota ricorda fin troppo bene Sergio Salvagno ragazzo e poi giovane uomo, agrimensore, imprenditore agricolo, impiegato, ma soprattutto contadino, al lavoro nella vigna a potare, sugli ulivi, con il fratello Fulvio (la persona che ha reso possibile, assieme ai medici, ogni miglioramento fisico, intellettuale e emozionale del soggetto praticante totoismo), sul bordo di una fascia, le mani sporche di terra e di quel viola grasso che lasciano le olive sulla pelle e sui vestiti, a guardare tra le piante di ulivi e limoni, e tra i costoni, quel pezzo di vuoto che chissà per quanto ancora avrebbe sostituito il mare. Per ultimo, ancora un complimento all’autrice, perché è riuscita a porre domande – cos’altro può fare un libro? – su come sia stato possibile alla società in cui viviamo di non essere riuscita a procurare a questa storia una gestione diversa, alla società intera, o anche solo a quella del microcosmo provinciale, affinché il male non si ripresenti mai più in questo modo dal mare.
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PROLOGO
«L’ho incontrato il giorno dopo l’incidente. Era incredulo, sotto shock. Confuso. Non riusciva a credere a quanto successo. Mi chiedeva in continuazione notizie sulla vittima. Aveva gli occhi lucidi. Era a disagio, una sensazione amplificata anche dal fatto che è straniero e non ha la benché minima conoscenza della lingua italiana. Durante l’interrogatorio ha riconosciuto la sua colpa. Come noto, dopo aver passato una notte nel carcere di Imperia con l’accusa di lesioni gravissime ha trascorso presso una pensione, sempre ad Imperia, un mese agli arresti domiciliari per poi rientrare nel suo Paese. In attesa.»
Avv. Tito Schivo del Foro di Imperia
Imperia – Il Secolo XIX, 14 Settembre 2014
È uscito dal coma farmacologico ma presenta gravi deficit neurologici Sergio Salvagno, l’agronomo imperiese di 49 anni colpito da un razzo venerdì sera a Imperia esploso da uno skipper americano. Salvagno resta ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure e la prognosi resta riservata. William Mc Innes, 71enne perito chimico in pensione dell’Iowa, residente a Saint Tropez e proprietario di un due alberi a vela, è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria per aver ferito Salvagno durante le Vele d’epoca di Imperia. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, coordinati dal pm di Imperia Zocco, l’americano avrebbe sparato tre razzi dalla sua barca “Sir of S. Francisco”, uno dei quali avrebbe centrato il volto della vittima procurandogli un forte trauma facciale e la perdita dell’occhio. L’imbarcazione è stata sequestrata, Mc Innes è accusato di lesioni gravissime. È stato accertato che l’uomo, sottoposto a fermo di polizia giudiziaria, aveva 0,8 g/l di alcol nel sangue due ore dopo l’incidente. Secondo le prime informazioni, Mc Innes non sarebbe stato l’unico a sparare. A bordo della “Sir of S. Francisco” infatti c’erano altre tre persone. Il gip Massimiliano Rainieri ha convalidato l’arresto di Mc Innes. Salvagno si trova ancora ricoverato in coma farmacologico all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure. L’uomo, difeso dall’avvocato Tito Schivo, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Le indagini, effettuate dalla polizia, sono coordinate dal sostituto procuratore Marco Zocco.
SanremoNews, 3 Novembre 2015
“Riccardo Cinco, Barbara Zanini e Sergio Salvagno sono stati sottoposti tutti e tre ad un intervento chirurgico alla testa simile a quello affrontato da Michael Schumacher. Nello specifico è stata parte della scatola cranica, rimosso il corpo estraneo e fatto un intervento di bonifica”. A spiegare nel dettaglio la complessa operazione a cui sono stati sottoposti i tre pazienti, protagonisti di altrettanti fatti di cronaca drammatici della Provincia di Savona e Imperia, è il direttore di Neurochirurgia e Neurotraumatologia del Santa Corona dott. Valter Valsania. Una vera e propria eccellenza, per un reparto che costituisce il punto di riferimento per tutto il Ponente ligure. In Regione esistono solo altre due neurochirurgie, che si trovano al San Martino e al Galliera, più quella specializzata per l’infanzia al Gaslini. L’equipe neurochirurgica, guidata dal dott. Valsania, in questi anni si è occupata di centinaia di casi, tra cui appunto quelli sopramenzionati. Nel settembre 2014 Sergio Salvagno venne colpito alla testa da un razzo sparato ad altezza uomo da William Mc Innes. Lo scorso ottobre il ponente è stato invece teatro di due fatti di cronaca molto importanti. Nella notte tra il 10 e l’11 ottobre Riccardo Cinco è rimasto coinvolto in una colluttazione a Varazze, nella quale è stato raggiunto da due pugni sferrati da Gabraje Sabit. L’imprenditore varazzino è caduto a terra, riportando un trauma cranico. Ancora più drammatica la vicenda che ha visto protagonista Barbara Zanini, che lo scorso 24 ottobre è stata ferita alla testa da un proiettile sparato da Alessio De Palma, carabiniere suo coetaneo, durante una lite nell’appartamento di Arma di Taggia di lei. “In tutti tre i casi, spiega Valsania, abbiamo dovuto operare per rimuovere dei corpi estranei dalla testa e poi bonificare l’area. Il cervello, quando viene danneggiato, si gonfia. Per questo abbiamo provveduto a rimuovere un pezzo di scatola cranica, per evitare che fosse eccessivamente compresso. A quel punto rimane comunque rinchiuso e protetto dalla dura madre e dalla pelle”.
“Nei casi più gravi – prosegue Valsania –, quando l’osso risulta seriamente danneggiato, provvediamo a ricostruire la parte mancante”. Tutt’e tre le operazioni risultano perfettamente riuscite dal punto di vista neurochirurgico.

