Narratori del Nuovo Millennio – Roberto Carvelli

Nell’appuntamento di oggi incontriamo Roberto Carvelli, un narratore di luoghi  che ci spiega come nessun luogo si esaurisca.

Scrivo di luoghi. Ne ho sempre scritto. Con un preciso ingaggio o senza averne nessuno sin dal principio ho sempre deciso di cercare di esaurire i luoghi per dira con Perec, sentito di doverlo fare, come un’ossessione, un richiamo irresistibile che andava anche oltre le attese mie e di altri, le approvazioni, le riprovazioni. Osservarli e raccontarli usando modelli e istinti diversi, approcci unici che hanno tenuto insieme un libro e solo quello. Usando colori e mezzi diversi a seconda della pagina su cui poi li avrei impressi. Talvolta un luogo l’ho fatto implodere e poi ho rimontato diversamente i tasselli di quella deflagrazione per avere un disegno nuovo, consegnando forse un luogo non più reale pur avendo lo stesso nome riconoscibile di quello vero. Non mi sono mai sentito in imbarazzo nell’usare materiali anche poco narrativi come interviste, liste, citazioni, impressioni. Lo scopo era il libro. Da questo punto di vista sento di essere uno scrittore di scopo e il libro solo un mezzo per raggiungerlo. Eppure, non mi sono mai sentito ideologico nell’approccio. Lo scopo, in definitiva, anche se era dichiarato, in maniera situazionista, finiva per stupire anche me nelle evidenze finali. E siccome forse finali non lo erano per quel che ho detto ne ho riscritto, come un tarlo – non è mia è di Luciano Bianciardi (è bene essere onesti) – ne ho riscritto.

Ma tutto è nato molto prima. Scrivo di luoghi come ne ho letto. Da sempre. Di molti romanzi amati e autori spesso ricordo l’ambientazione più che i personaggi. È come dire che Kafka è la colonia, la nave, la stanza. Antonio Delfini è la sua Modena attraversata in solitaria. Silone la Fontamara anche se fittizia e il suo lago prosciugato e le vie polverose. La Kolyma di Salamov, lontana e irraggiungibile nelle sue finalità concentrazionarie, mi ha costretto a (r)immaginarla e quel nuovo luogo (r)immaginario leggendolo e rileggendolo si è impregnato di una visione solo mia, arricchita ogni volta dalle ripetute letture.
Così, quando mi sono trovato a scrivere un’autobiografia come un poema in prosa sulla mia vita sdraiata, il luogo era il libro, i “Letti” che avevo vissuto e quelli che avevo immaginato di vivere con le parole che sarebbero servite a crearlo nella sua forma inventata eppure realistica. Quando non ero sicuro che il luogo era quel luogo lì, per quanto ricomposto, ho provato a dare ad esso un nome inventato.
Oggi so – da solo, per esperienza, per sbaglio e per conferme – che nessun luogo si esaurisce, per cui immagino che avrò modo, e spero anche tempo, per raccontarne altri ancora perseguendo la strada del romanzo d’invenzione con la stessa lealtà con cui proverò a smontare luoghi esistenti e amati rendendo i primi altrettanto veri quanto i secondi, lasciandoli tutti, spero, all’utilità della narrazione – specie naturale con pochi pari da questo punto di vista – che è unicità, riproducibilità e plasmabilità.

Un pensiero su “Narratori del Nuovo Millennio – Roberto Carvelli

  1. fabrizio centofanti

    Grazie, Monica: bella questa lectio brevis sul luogo, a me molto cara per la frequentazione di Calvino.
    “Le città invisibili” dicono molto, moltissimo, sulla inesauribilità dei luoghi.

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