
di Pasquale Vitagliano
Per i giapponesi ikigai è la forza che ci fa alzare dal letto ogni giorno e ci consente di andare avanti giorno dopo giorno. Questa energia vibra in tutto il film Perfect Days (2023) di Wim Wenders. E’ una forza tranquilla quella che permette al protagonista di affrontare le sue giornate di lavoro con un sorriso zen. L’omaggio alla cultura orientale e al cinema giapponese è evidente. Per comprenderlo bisognerebbe guardare questo film insieme ad uno qualsiasi del maestro Yasujiro Ozu. In particolare, basta confrontarlo con il capolavoro Viaggio a Tokyo (1953) per rendersi conto del legame nascosto ma profondo che unisce questi film. Per lo stesso Wenders il cinema di Ozu è riuscito a rappresentare quanto di più vicino al paradiso. Anche i giorni dei protagonisti de Il cavallo di Torino (2011) sono perfetti. Non decantano, tuttavia, una possibile felicità umana, bensì una indomabile resistenza alla disperazione più nera. Il film del regista ungherese Béla Tarr racconta come si possa sopravvivere al freddo e alla fame senza impazzire, fino all’ultima goccia di dignità. A differenza di Nietzsche si può restare saldi di fronte alla sofferenza di un cavallo.
Perfetti sono pure i giorni dell’autista di bus in Paterson, film di Jim Jarmusch del 2011 con Adam Drive. Non sono giorni felici, ma neppure disperati. Sono giorni in cui si rinnova la propria libertà individuale, nonostante la routine quotidiana. Qui la libertà non è solo un fatto del tempo, come sembrano indicare gli altri film. Importante è anche lo spazio, il luogo nel quale il destino ci ha collocato. Infatti, Paterson è il cognome del protagonista, ma anche della città nella quale la storia si svolge, la città dell’anarchico regicida Gaetano Bresci e del pugile cantato da Bob Dylan, Rubin Carter Hurricane. Non può essere causale il riferimento a Hiroshima Mon Amour, in cui il nome di una città natale, Nevers, diventa il nome del protagonista.
La circolarità della vita quotidiana, d’altra parte, non è per tutti fonte di serenità. Può rivelarsi una vera e propria gabbia. Questa ipotesi, forse più realistica, della perfezione zen, è alla base di Ricomincio da capo (Groundhog Day) del 1993, diretto da Harold Ramis e interpretato da Bill Murray e Andie MacDowell. Siamo finiti in un loop temporale per effetto del quale il protagonista vive sempre lo stesso giorno che si ripete sistematicamente. In Italia nel 2004 è uscito E’ già ieri, il remake di Giulio Manfredonia con Antonio Albanese. Siamo grati all’idea del loop se manteniamo i piedi per terra. Non sapremo mai, infatti, se i giorni perfetti sono quelli felici, quelli orribili o quelli sempre uguali.
