Eravamo in tanti a sognare l’estate
stagione dell’amore morto giovane
cimitero dei cuori sconosciuti alle primule,
ora i nostri giorni non saranno uguali
qualche brivido e gli alberi cominceranno a ingiallire
andranno in terra tutte le nostre illusioni
quelle grandi come foglie d’acero
i voli infinitesimali degli aghi dei pini
e il dolore sarà lo stesso
sempre sulle aspettative mancate.
Veramente credi che dietro i cespugli ci sono scoiattoli?
loro sono sui tronchi, bisogna arrampicarsi
entrare nelle loro case, scrutare dentro i loro occhietti inquieti
mangiare insieme le ghiande messe da parte per il freddo,
dietro le macchie troverai un po’ di insetti
o un serpentello che non puoi guardare negli occhi,
certo tutto quello che non volevi
compreso la follia o la rassegnazione.
Il nostro destino sarà l’autunno,
gli animali selvatici inizieranno le costruzioni
e noi accenderemo più presto le luci
senza accorgerci che sono accese da sempre
da quando ci cullavano i riflessi delle origini
e settembre nasceva in un fascio di sarmenti e infiorescenze
intorno alla quercia del primo inizio:
il suo nome è settembre, sentenziò lo spirito di verità
sotto la pioggia con cui la natura è solita battezzare,
il futuro sembrerà più spoglio
ma le gemme dormienti già s’attestavano sul punto di crescita
l’ipomea cominciò a svettare cinque centimetri al giorno
e la bella stagione ci restò vicina.
Portiere di notte dell’estate
che lasci la porta un po’ socchiusa
nelle aule scolastiche dove resta il caldo d’agosto,
agente segreto dell’inverno che rechi l’indirizzo
di un amore smarrito
ci ricorderai quei lampi, le occhiate veloci nella notte del solstizio
come le vite sfiorate che non abbiamo conosciuto
persone viste solo passare, un pretesto perduto.
Sepolcro di amorose simpatie
la bella stagione non è ancora finita.
Settembre, di Enrico Fraccacreta
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