«In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!». [Mc 7,31-37]
Attraversa le frontiere, Gesù; continuamente si sposta da una sponda all’altra, da un territorio all’altro ottenendo, così, due risultati: apre varchi che erano chiusi e mette in comunicazione realtà diverse, prima sorde e mute l’una all’altra.
Ogni organo di senso non è forse una frontiera fra il nostro corpo e tutto il resto della realtà? Il vedere, il sentire, il toccare diventano il nostro modo di stare all’interno di una realtà che sentiamo nostra e che vogliamo fare nostra. È il nostro modo di incidere sulla realtà. È il nostro modo di comunicare. È il nostro modo di entrare in relazione.
La parola è la conseguenza dell’ascolto.
« Effatà, Apriti» è il comando di Gesù. L’apertura della frontiera è la rottura dell’isolamento e l’andare incontro all’altro, e, in tal modo, è l’espressione della mia identità di persona che, sempre più, si scopre come essere-in-relazione.
“L’uomo è le relazioni che ha” diceva C.M. Martini, la vita dell’uomo è comunicazione, potremmo aggiungere noi. Fino a che un essere umano è in grado di comunicare, in qualsiasi modo, quell’uomo è presente a sé e alla realtà che lo circonda ed è in grado di modificare sé e la realtà.
Rosanna Benzi, da dentro un polmone d’acciaio, ha fondato e diretto un giornale (“Gli Altri”) e, più recentemente, Paul Alexander, sempre in un polmone d’acciaio, si è laureato inGiurisprudenza, ha difeso diversi clienti e ha scritto libri.
La comunicazione è la nostra partecipazione alla vita. Ed è qui che Gesù comanda un’apertura incondizionata. Quando le frontiere, reali e metaforiche, si aprono accade il miracolo dell’ascolto e della parola. Parlava con difficoltà (il termine greco usato indica una difficoltà derivante dalla sordità, più che un mutismo totale) il sordo che viene portato a Gesù. Adesso che si è aperto, parla “correttamente”. La nostra capacità di dire è direttamente derivante dalla nostra capacità di ascoltare. Qui nasce la comunicazione, che si pone non come un tentativo di possesso sulla realtà, ma come una smisurata capacità di ascolto.. È la prossimità dell’altro che avvia questo processo. Sono gli altri che portano l’uomo che non sente e parla con difficoltà a Gesù. Ed è l’altro, Gesù, che lo stesso processo compie. Più desidero aprirmi, più comprendo l’alterità nella sua complessità, più sono in grado di entrare in relazione
Sia l’assenza di comunicazione, come il suo eccesso costituiscono un modo di imporre se stessi all’altro. Una società che non comunica è una società di individualisti, bramosi solo di costruirsi un proprio mondo, in cui chiudersi, oppure di inondare gli altri della loro straripante voglia di autoaffermazione. Nell’un caso come nell’altro, la relazione non si instaura, le frontiere restano invalicabili e la realtà resta muta ed inintelligibile.
Poi, l’incapacità di apertura esplode in violenza e ce ne meravigliamo: “Ma come?! Una donna “normale”, un uomo “normale”, un ragazzo “normale”…come è potuto succedere?”
Quali frontiere andavano aperte verso quelle persone? Quali apparenti volute solitudini erano semplicemente grido inascoltato? Prima di tutto, Gesù si avvicina, prende in disparte, come a voler isolare dall’eccesso vociante e privo di comunicazione efficace della folla. Tocca, Gesù, fa sentire la sua vicinanza, abbatte la prima frontiera e, così, apre e scioglie, sfondando i muri dell’incomunicabilità.
Non sei solo, adesso, coraggio, apriti, sembra dire. Siamo tutti un po’ sordi. Siamo tutti incapaci di parola. Ma a tutti viene rivolto questo « Effatà» ed è come respirare la prima volta. Ed è come lasciare che gli spazi del cuore si dilatino per lasciare che il desiderio faccia il suo volo oltre ogni frontiera.

