di Pasquale Vitagliano

Una rassegna televisiva di film dedicati ai treni mi ha dato l’idea per questo frammento sui mezzi di locomozione nel cinema. Partiamo proprio dai treni. Qual è il treno più importante nella storia del cinema? La risposta più semplice sarebbe L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei fratelli Auguste e Louis Lumière, proiettato a Parigi il 28 dicembre del 1895. È stato a lungo considerato erroneamente il primo film – in realtà un cortometraggio della durata di 45 secondi – nella storia. Fu invece preceduto dall’Uscita dalle officine di Lumière a Lione. Poi c’è il treno di Buster Keaton ne Il generale del 1926. La scena del crollo di un ponte al suo passaggio è stata, come abbiamo già scritto, la più costosa di tutti i film muti: 42 mila dollari, circa 3 milioni di oggi. Il treno più memorabile resta, comunque, quello di Cassandra Crossing (1976) diretto da George Pan Cosmatos. Combinando virus, catastrofe e spy-story può essere considerato un modello di genere.
Se passiamo dalle ferrovie allo spazio ci imbattiamo in due navi spaziali leggendarie. Se la Discovery di 2001: Odissea nello spazio (1968) di Stanley Kubrick ha cambiato la storia del cinema, la Millenium Falcon, che avvia la saga di Guerre Stellari nel 1977 con la regia di George Lucas, di sicuro è la più popolare. Scendendo di quota, grandi aspettative creò il Concorde di Airport 80 di David Lowell Rich con Alain Delon. Il film non portò molta fortuna all’aereo supersonico di produzione franco-britannica. Presentava, infatti, molte criticità tecnologiche. Fu dismesso nel 2003, anche per gli strascichi del grave incidente del 2000 in cui morirono 113 persone. Più fortunato fu L’aereo più pazzo del mondo (1980) del trio Zucker-Abrahams-Zucker tanto da rilanciare Leslie Nielsen come attore comico di successo. Dal cielo al mare, il mezzo resta una nave. Tra il glamour del Titanic (1997) di James Cameron e il gotico del sommergibile U-boot 96 (1981) di Wolfgang Petersen, preferisco di gran lunga la Molly-Aida di Fitzcarraldo (1982) di Werner Herzog. Ma la più cinematografica è la chiatta chiamata L’Atalante (1934) nel film di Jean Vigo immortalata da Enrico Ghezzi e Fuori Orario su Rai 3.
Sulla terra ferma passiamo alle auto. Segue la scia dell’aero più pazzo del mondo, Herbie – Il super Maggiolino (2005) di Angela Robinson che chiude la saga Disney inaugurata da Un maggiolino tutto matto del 1968 diretto da Robert Stevenson. Se negli anni ’70 l’auto della Wolkswagen è diventata cult anche al cinema, senza dubbio l’auto più leggendaria è la DeLorean DMC-12 di Ritorno al Futuro (1985) di Robert Zemeckis, capace di trasformarsi in una macchina del tempo. Anche se per noi italiani nati negli anni ’60 indimenticabile è la Dune buggy di Altrimenti ci arrabbiamo! con Bud Spencer e Terence Hill diretti nel 1974 da Marcello Fondato, e immortalata dalla colonna sonoro dei fratelli De Angelis. Agli estremi di questa perlustrazione sui mezzi di trasporto nel cinema, prima abbiamo la bicicletta. Quella neorealista di Ladri di Biciclette (1948) di Vittorio De Sica e quella comico-surrealista di Jacques Tati in Giorno di festa (1949). Al polo opposto, infine, abbiamo il teletrasporto che sperimenta Jeff Golblum ne La mosca (1986) di David Cronenberg. Ma l’esito finale suggerirebbe di andare a piedi.

ottimo articolo scaturito da un susseguirsi di riflessioni che fanno ben riflettere sul vantaggio di andare a piedi!!!