Poesie per te, Gianandrea Cocco
Recensione di Ivano Mugnaini
Torno a occuparmi dei libri di Gianandrea Cocco, dedicando la lettura in questa occasione a Poesie per te. In precedenza avevo commentato Scritti, abbozzi, forse poesie, un libro in cui l’autore descrive, con parole nitide, sobrie, mai “melodrammatiche”, il suo ruolo nel mondo, il modo in cui vede se stesso in relazione agli altri e la sua natura di poeta, non ostentata come un vanto o un privilegio ma descritta con lucida precisione, come una condizione che contiene anche il fardello della solitudine a compensare la bellezza e la possibilità di fare scelte controcorrente, quelle che mettono l’umanità davanti al profitto e la sincerità molti passi prima dell’opportunismo, ad esempio.
Poesie per te conserva integralmente l’approccio dell’autore, quella immediatezza del dire, quel desiderio di andare al succo delle cose, alla sostanza. Mantiene fede alla sincerità autentica, così rara, così trasgressiva, in ogni epoca storica ma in particolar modo nella nostra in cui tutto tende al fittizio, e perfino l’intelligenza (con un’evidente contraddizione di fondo) viene presentata come artificiale.
C’è tuttavia, nel volume di cui ci occupiamo in questo scritto, un mutamento di notevole rilievo: la lente si sposta, si muove lateralmente e dalla descrizione dell’io si passa al “tu”. Dall’individualità il fulcro ottico si dirige verso l’alterità. Ed è un cambiamento fondamentale. Anche e soprattutto se si tiene conto di due elementi aggiuntivi: l’altro che viene osservato, assimilato e vissuto è la persona amata. Di conseguenza, e più che mai, il tragitto diventa circolare. Ossia, l’occhio del poeta descrivendo la destinataria dei suoi sentimenti più profondi genera una rifrazione che, di rimando, torna a illuminare la sua stessa interiorità. Questo processo fa sì che i due punti interagiscano l’uno con l’altro fino a perdere le connotazioni distintive, diventando un corpo unico, un’unica luce, un’entità univoca.
Il titolo contiene le indicazioni essenziali, coerentemente con l’approccio proprio di Cocco. Non scrive “Poesie d’amore” ma “Poesie per te”, e non è una differenza di poco conto. Vale a dire che deliberatamente pone l’accento sulla destinataria delle sue parole. Implicitamente dichiara, e mette in pratica, il ruolo assolutamente prioritario della persona a cui si rivolge con enorme rispetto e sempre in punta di piedi.
L’amore di per sé in certe occasioni può essere un atteggiamento egoistico, una sorta di imposizione, quasi una sopraffazione, paradossalmente. Soprattutto se si tiene conto che non sappiamo mai fino in fondo ciò che realmente sente l’altra persona. Il rispetto, quello che Cocco esprime in questo libro dalla prima all’ultima lirica, invece, è sempre orientato su chi lo riceve.
Si tratta di una distinzione complessa che tuttavia la lettura delle liriche di Cocco rende gradualmente chiara. Questo libro è una sorta di lungo e sincero omaggio ad una donna che l’autore stima, innanzitutto, e nei cui confronti prova un affetto assoluto, non subordinato a interessi o pretese di alcun tipo.
“Sono qui raccolte diverse poesie, tutte ispirate dalla stessa persona, una donna, una grande amica. Sono state scritte in momenti diversi nel periodo 2022-2024, generate da emozioni di vario genere, evidenziando alti e bassi di un rapporto amicale. Spesso si tratta di un discorso a due, di cui inizialmente non era prevista diffusione”, ci informa l’autore nella nota introduttiva al libro.
Questo sunto rafforza ulteriormente una delle caratteristiche proprie dell’autore a cui si è già fatto cenno in precedenza: la sincerità. Questa raccolta nasce da “un discorso a due, di cui inizialmente non era prevista diffusione”. Niente è dunque finalizzato alla volontà di piacere o rendersi accattivante nei confronti dei lettori.
Siamo di fronte quasi ad un “diario in versi”, la trasposizione di pensieri che il poeta non filtra, dialogando con la sua dimensione più intima e profonda.
La fonte primaria dell’ispirazione è assolutamente individuale, dunque; ma l’espressione dei sentimenti è del tutto universale. Le poesie di questo libro nascono e permangono come testimonianza di un percorso, dell’evoluzione di un rapporto amicale fra due persone con i suoi alti e bassi – per riprendere le parole dell’autore.
Anche in questo libro, come già nel precedente, Cocco non pretende di imporre il proprio pensiero, non intende proporre verità assolute o sperare, in modo implicito, che la sua esperienza serva in qualche modo da esempio o da modello. Sa di sé, conosce ciò che ha visto, percepito e sentito dentro, nella sua interiorità. “[Questo libro è] traccia quindi di come io, personalmente, ho vissuto questo rapporto”, annota. Ed è interessante notare che non osa neppure includere la persona amata nel novero dei sentimenti descritti nelle sue liriche. Sa, è a conoscenza di quello che lui, personalmente, ha provato e prova. Non sa quello che ha provato lei.
Siamo di fronte ad uno snodo di ragguardevole rilievo. Le poesie d’amore spesso sono scritte al plurale, e in qualche modo includono in ogni verso il sentire sia di chi ha scritto i versi sia di chi li ha ispirati. In questo libro invece la separazione tra le due sfere emotive è tracciata con precisione. Non si tratta di una deminutio, tutt’altro. L’autenticità del sentimento del poeta qui si nutre soprattutto di stima, rispetto (è opportuno ribadirlo) e affetto sincero nei confronti della persona che ispira le sue parole e i suoi sentimenti. Non è un amore meno forte e meno autentico. Non è un amore meno passionale. Si tratta di un sentimento tenace e forte che tuttavia trova il modo di rinunciare a quel senso del possesso che fa da catalizzatore ma spesso purtroppo agisce anche come agente corrosivo.
Il dibattito è aperto e tutte le posizioni sono assolutamente legittime. Una cosa è certa: anche in questo libro Cocco, senza strepito, senza manifestazioni altisonanti, dà vita ad una poesia che con una forma lineare e diretta mostra angolazioni inusuali e punti di vista atipici, generando in tal modo riflessioni e confronti.
“C’è un altro modo / di vedere l’amore, / che non è possesso / o egoistico dominio. / C’è un altro modo / di vivere i rapporti / che si chiama gratuità / e nulla pretende. / Perché l’amore è donare / senza nulla volere, / assenza di pretese / con nessuna aspettativa. / Amplesso di anime / prima che istintivo / intreccio di corpi, / che è prendere senza dare. / È invece il grato stupore / di accogliere l’altro / offrendo i talenti / di cui siamo capaci. / Non è mai un pretendere, / ma sempre un donare / accompagnando in silenzio / il fiorire di chi si ama.”
La lirica iniziale, qui sopra riportata, utilizzata come “prologo” della raccolta, espone con chiarezza alcuni punti cardine. L’accento cade, accuratamente, con deliberata insistenza sulla coppia antinomica “dare – prendere”. Come accennato sopra, Cocco chiarisce la sua presa di posizione, anzi rende evidente il modo di amare che mette in atto, per così dire. Ma non pretende di invitare qualcuno ad imitarlo. Mette nero su bianco ciò che sceglie di fare, ciò che per lui rappresenta l’amore come accoglienza dell’altro, come dono e supporto all’altro che viene accompagnato, senza interferire, nei passi che conducono al suo fiorire.
È del tutto normale che alcuni lettori provino comunque a immedesimarsi chiedendosi se sia possibile mettere in pratica un atteggiamento così totalmente dedito al bene dell’altro, in amore. Ossia se sia possibile un amore (e se si possa parlare realmente di amore) quando chi ama non pretende niente per sé, quando tutto il desiderio è rivolto esclusivamente al fiorire della persona amata, anche in un altrove che esula dall’altro.
La questione è complessa e stimolante. Di certo c’è, si rileva dalla lettura di questo libro, che Cocco è sempre e comunque sincero. Non scrive per piacere, né per convincere o sostenere una tesi. Scrive per annotare quello che ha sentito, con i sensi e con la sua interiorità. E scrive per chi gli sta a cuore, in questo caso la persona amata, e non è eccessivo dire che poco importa in fondo se la donna che lo ha ispirato leggerà effettivamente le sue poesie. Lei è comunque presente, come realtà concreta e come idea, concetto, fonte di nutrimento tramite il suo stesso esistere a dispetto del mondo.
In alcune poesie il livello estetico dei versi è più elevato, ma anche qui non per volontà di abbellimento, ma per uno spontaneo flusso emotivo: “Camminerò con te, / non standoti davanti, / potrei non scorgere / ogni tuo cambio d’andatura, / e neanche alle tue spalle / così da non vedere / sul volto tuo / lacrime o sorrisi.” Come già si è avuto modo di osservare tuttavia, ciò che sta a cuore a Cocco è la registrazione genuina, non filtrata, di gesti, pensieri ed emozioni. Non a caso quindi, poco più avanti nella stessa poesia si trova un andamento più lineare e per così dire puramente esplicativo: “Ti sarò vicino con umiltà fedele / senza mai cercare / un ruolo che non mi compete, / attento solamente / a far maturare i tuoi sogni, / che mai ti forzerò a narrarmi, / e che con tenace costanza terrò vivi. / Lo farò fin quando, diventati realtà, / avrai altri progetti da realizzare / e nuovi traguardi / al cui raggiungimento / darò ogni mio sforzo / senza mai nulla chiedere / se non il privilegio / di esserti d’aiuto.”
Viene in mente, pur con le grandi e dovute distanze, non solo cronologiche, l’omaggio alla donna amata, tipico ad esempio della poesia provenzale. Amore cortese, caratterizzato dall’omaggio umile inteso come servizio. Amore come fedele dedizione che esula da un possesso che il cavaliere non potrà avere.
Diverso tuttavia è il discorso della scuola siciliana che pur prendendo le mosse dalla tradizione provenzale, introduce elementi nuovi, come ad esempio in Giacomo da Lentini:
“Guiderdone aspetto avere / da voi, donna, cui servire / non m’è noia. / Ancor che mi siate altera, / sempre spero avere intera / d’amor gioia […] In disperanza non mi getto, / ch’io medesmo m’imprometto / d’aver bene. / Di bon cor’ è l’alleanza / ch’i’ vi porto, e la speranza / mi mantene”.
Cocco si colloca in uno spazio autonomo, lontano dai modelli e dai riferimenti a cui è fatto cenno. Il suo atteggiamento, psicologico prima ancora che poetico, è del tutto individuale, è opportuno confermarlo. Molte liriche della raccolta lo esprimono con variazioni sul tema che tuttavia consolidano una posizione atipica. Un esempio tra i molti che si potrebbero fare si trova nella lirica “Lo sguardo errato” che si compone di questi versi: “Se io guardassi lei / scordando lo stupore / e trascurando gratitudine / che sua persona è / avrei una grave colpa / e svilirei l’amore. / Se apparenza solo vedo / senza cercare l’essenza / umilierei il suo cuore / rendendomi io bestia. / Ed aprirei la strada / ad avidità insaziabile / che ignora la persona/ per affermar me stesso / in cerca di un dominio / che la mortificherebbe / soffocando libertà / nel cuore suo e nell’anima.”
Il confine tra amicizia è amore viene percorso da cima a fondo nelle liriche di Cocco, e spesso si ha l’impressione che un piede si trovi in un determinato territorio e l’altro nel dominio limitrofo.
Tuttavia, l’impressione predominante, leggendo nei versi e tra le righe l’assiduità del pensiero, è che si tratti di una forma di amore assoluto che tuttavia procede con attenzione per non infrangere un incantesimo che ha natura di realtà.
Le tematiche sono quelle proprie di ogni discorso amoroso: il poeta si rivolge alla propria amata dicendole che è il suo primo pensiero, rivelandole che scrive per lei, dichiarando che la creta della sua esistenza dona forma e vita ad un capolavoro.
Il libro di Cocco non è un astratto e incorporeo saggio e neppure un esercizio di stile privo di reale partepazione emotiva. Si tratta piuttosto di una specie di diario il cui giorno e l’orario resta immutato nonostante il variare dei calendari: al centro c’è la persona amata e il pensiero rivolto a lei in modo ininterrotto. L’originalità della raccolta, come detto, è nell’approccio, lontano dagli stilemi propri della lirica amorosa. Anche la motivazione emozionale è sui generis. La forma dei versi è spesso lineare, come detto. Ma assai complesso è ricco è lo sfondo psicologo che dà origine e a sua volta genera riflessioni. Ad esempio sulla dicotomia antica e molto dibattutto sulla distinzione tra le varie forme di amore.
La lirica di Cocco è assolutamente amorosa. Ma, sebbene non per scelta strategica e neppure per un escamotage letterario, riesce comunque ad avvicinare la dimensione dell’affetto a quella dell’amore. L’impressione, come sempre accade negli scritti di Cocco, è quella di una verità non posticcia, non recitata.
In tal modo, tra alti e bassi, tra gioie e dolori, si dipana una silloge in cui le lettrici e i lettori possono identificarsi, per analogia o per contrasto. Ognuno può sentirsi in qualche modo chiamato in causa e dire a se stesso con sincerità identica a quella dell’autore se è in grado di dare amore senza davvero pretendere una ricompensa, un premio, una garanzia di esclusività e di possesso. Arduo percorso e difficile meta. Molto pregevole è anche il modo di porre l’attenzione sull’altra. Senza dimenticare se stesso ma senza porre la propria individualità e i propri egoismi al centro del mondo.
Un libro fuori dagli schemi che, sebbene non sempre ci consentirà di avere garanzie di potere imitare gli atteggiamenti dell’autore, ci potrà aiutare magari a percorrere altri passi significativi in direzione del rispetto e anche della gratitudine nei confronti di una persona che ci consente di stare al mondo con emozioni che ci rendono vivi e migliori: “Ti sono grato / per quanto hai fatto per me, / per i doni materiali / che con bontà mi hai fatto / ma ancora maggiormente / per il tempo con me trascorso […] Ed è questo il vero dono, / il più prezioso, / aver donato una parte di noi / ad un altro che può riceverlo / commosso o indifferente, / questo poco importa, / poiché il tempo donato / ci arricchisce il cuore / è gesto d’amore / il cui valore è immenso.”
