Frammenti di Cinema # 81

di Pasquale Vitagliano

Nel film Mank (sulla vita dello sceneggiatore Herman J. Mankiewicz) del 2020 di David Fincher viene raccontato l’apologo della scimmietta e dell’organetto. Porta un vestitino rosso e legata ad una catena dorata balla. Devo essere proprio brava – pensa – se tutti restano a vedermi danzare. Sono proprio fortunata, solo io porto questa collana e se non ci fossi io questo poveraccio che mi accompagna morirebbe di fame. Chissà se Cita, la scimmia di Tarzan – il primo film della saga è Tarzan l’uomo scimmia del 1932 diretto da W. S. Van Dyke –, fosse consapevole di essere diventata famosa quanto l’uomo della giungla. Sicuramente lo intuisce in qualche modo King Kong –   un anno dopo, nel ’32 inizia la saga del gorilla gigante con il film diretto da Marian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack –, tanto che questa debolezza lo porterà alla distruzione. Può essere considerato il capostipite degli animali mostri nel cinema fino a Godzilla – che appare nel 1954 con il film del giapponese Ishiro Honda – e al T-Rex di Jurassic Park (1993) di Steven Spielberg. Mostruosa ma del tutto reale è un’altra sua creatura, Lo squalo girato nel 1975. Di recente, il film è stato addirittura accusato dalla cultura woke, quella del politicamente corretto, di aver diffamato un animale ignaro. Terrificanti sono anche Gli uccelli (1963) di Alfred Hitchcock. Ma al momento nessun animalista si è sollevato contro questo capolavoro.

Poi ci sono gli animali mansueti come quelli di Uccellacci e uccellini (1966) di Pier Paolo Pasolini. Qui, al contrario, un povero corvo, allegoria dell’intellettuale saggio, farà una brutta fine. Tra questi ci sono i cani e i gatti. Quelli dei cartoons della Walt Disney sono diventati di cult: La carica dei 101 (1961) e gli Aristogatti (1970). Un cane in carne e ossa è un collie in Torna a casa, Lassie! di Fred McLeod Wilcox del 1943 con una Elizabeth Taylor agli esordi. Quanto ai gatti, mi viene in mente quello di Kim Novak in Una strega in paradiso (1958) di Richard Quine. Robert Bresson ha rappresentato la mansuetudine come una forma di santità, riuscendo a fare di un asino in Au hasard Balthazar (1966) uno dei più intensi personaggi nella storia del cinema. Ne Il cavallo di Torino di Béla Tar (2011) proprio l’animale è il solo capace ad un certo punto di opporsi ad un destino di disperazione, rifiutandosi un giorno di muoversi. Un eroe attivo, quasi un supereroe capace di sfuggire a numerose battaglie, è un altro animale di Steve Spielberg, il cavallo di War Horse del 2011. Il re degli animali, comunque, resta il leone. A celebrarlo è un altro cartoon Disney, Il re leone (1994) , di cui è uscito trent’anni dopo il prequel Mufasa – Il re leone. Ma in fondo alla catena alimentare ci sono Angeli e insetti di Philip Haas del 1995. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *