Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Rivelazione

«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione,

il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.

Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre». [Mc 13,24-32]  

Apocalisse, in greco, è rivelazione. Nel senso di togliere il velo. Scoprire ciò che è nascosto.

Non c’è l’intento di spaventare, quanto, piuttosto, quello di indicare una strada.

Non è l’annuncio della fine, quanto piuttosto quello del fine.

E sembra che tutto sia chiaro. Basta leggere i segni.

Ma noi siamo assediati dalla paura. Siamo assillati dal “quando?”. Non ci interessa tanto conoscere il fine, quanto soddisfare la curiosità del quando e del come.

E tutto si complica. Forse, le domande giuste da porsi non sono sul come e sul quando, ma altre più inquietanti e più destabilizzanti.

A quale sole abbiamo affidato il compito di fare luce sul nostro cammino?

A quale luna abbiamo affidato i nostri passi incerti?

Dove ci conducono le stelle su cui abbiamo fatto affidamento per orientarci quando la rotta è incerta?

Attenti, sembra dire Marco, perché quegli astri potrebbero non essere affidabili e potreste non avere più il loro appoggio, perché ciò che sembrava stabile cadrà, ciò che sembrava luminoso e fonte di luce si oscurerà. Se le guide cadono e le luci si spengono, sapremo dove andare?

« Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Solo ciò che non passa può costituire un fine, perché il fine si capisce dopo la fine.

E “l’amore – dice san Paolo- non cadrà mai”.

Quando i vari soli e le varie lune avranno perso il loro accattivante, effimero, splendore, resterà solo ciò per cui vale davvero la pena vivere.

Ecco la “rivelazione”. Ecco mostrato il “verso dove” di un’esistenza che possa essere accettata come tale. Solo che, a questo punto, la “ri-velazione”  mostra l’altro suo senso: rimettere il velo. Mentre viene tolto, il velo viene riproposto. Non è un gioco di parole, quanto l’accettazione di un mistero che non smette mai di disvelarsi senza cessare mai  di essere ciò che è: mistero.

È un nascondimento che si va intuendo lungo tutta la Storia. E ogni volta che ci sembrerà di essere arrivati a conclusione, il sole e la luna perderanno la loro luce e non saranno più le nostre stelle a guidarci. La rivelazione è nel sapere che oltre queste apparenze si intuisce un oltre. Ma rivelazione è anche sapere che questo oltre non è nostro possesso. Solo l’amore non avrà mai fine.

Chi dell’amore si fida, saprà leggerne i segni lungo la via. Chi dell’amore si è fidato non sarà disperso ai quattro venti.

La vostra vita è nascosta con Cristo in Dio”, ci dice san Paolo nella lettera ai Colossesi. In questo nascondimento, l’inizio e la fine del nostro compito di uomini e donne in questo mondo. L’altro è colui che ci nasconde e ci rivela a noi stessi. L’altro è colui che ci rivela e ci nasconde il senso. L’altro è il principio di realtà, senza cui  tutto è sogno. E i sogni, si sa, svaniscono all’alba.

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