Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Rallégrati. Non temere

«In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei. » [Lc 1,26-38]

In un momento quale quello attuale, in cui sta venendo fuori il peggio degli esseri umani, in cui guerra e distruzione, prepotenza e sopraffazione sembrano essere l’unico linguaggio parlato, in questi momenti è difficile poter affermare: «a Dio nulla è impossibile».

Sembra che si invochi un atto di forza, quasi magica, che possa risolvere quello che noi, poveri e impotenti, non sappiamo risolvere. Passiamo da atteggiamenti che negano Dio, di fatto, ad invocazioni fideistiche devianti e pericolosamente deresponsabilizzanti.

In realtà, a ben guardare il testo greco del vangelo proposto, la frase tradotta con “nulla è impossibile a Dio” è, alla lettera: “nessuna parola resterà senza forza presso Dio”.

Dio non si sostituisce all’uomo, nelle responsabilità che questo deve assumersi nella costruzione della storia. Fede non è rinuncia alla razionalità. Fede è, forse, affidamento alla speranza che nessuna parola resterà senza compimento. Il compimento, però, non si realizza senza la partecipazione attiva e responsabile di ognuno, uomo o donna, che viene chiamato alla costruzione e alla realizzazione del progetto che Dio ha.

La parola non è solo parola detta, ma anche parola realizzata. Parola affidata alle mani di chi la riceve.

Certamente, di fronte a questo affidamento, si trema e si vacilla. Anzi, più è forte il senso di affidamento, dato e ricevuto, più il timore cresce.

Il timore, però è dato dalla consapevolezza delle scarse capacità di realizzazione. Se ci si fonda solo su queste, il timore è più che giustificato. Ma “nessuna parola resterà senza forza presso Dio”. Pronunciata la parola, si preannuncia anche il suo compimento. A noi resta il compito di distinguere la parola pronunciata e le parole lanciate in una corsa senza futuro. Nostro compito è distinguere fra parola e chiacchiera. Fra speranza fondata e illusione fugace.

«Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola (pronunciata e avviata a compimento)». Non si tratta di rinunciare alla propria responsabilità. Al contrario, qui si realizza l’incontro fra due libertà: quella di Dio e quella della donna (Maria). Nessuna delle due vuole fare a meno dell’altra.

“Gabriel” vuol dire “Forza di Dio”. Il colloquio che Maria sta conducendo è con la “Forza di Dio”. È questa che si percepisce, pur senza comprendere appieno. Da questa forza deriva il “Rallégrati”.

Rallegrati, dunque, non perché non avrai problemi o perché questi sono stati risolti, ma perché nelle tue mani è posto il compimento di ciò che Dio compie.

Ciò che si compie in Maria è unico e irripetibile, ma, in qualche modo, è anche segno concreto di coinvolgimento dell’umanità intera, tutta racchiusa in Maria. Nel seno di Maria, come nel seno dell’umanità, è posto il seme germinativo che compirà il progetto di Dio per gli uomini e per le donne che si lasceranno coinvolgere.

Il timore non è più paura, ma consapevolezza di essere come partorienti. Con tutto il timore. Con tutta la gioia.

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