Frammenti di Cinema # 84

di Pasquale Vitagliano

La cosa più riuscita di Napoli – New York (2024), l’ultimo film di Gabriele Salvatores sono i due protagonisti. Girato su un soggetto inedito di Federico Fellini e Tullio Pinelli risalente alla fine della guerra, tutto si basa sulla simpatia e la bravura dei due piccoli attori. Si tratta di una scelta facile e rischiosa al tempo stesso. Tuttavia, se nel cinema è stata fatta molte volte, vuol dire che è risultata una formula vincente. Sin dalle origini del cinema i bambini sono stati utilizzati come leve di successo. Memorabile è Il Monello (1921) di Charlie Chaplin. C’è stata persino una vera e propria diva come Shirley Temple del musical Riccioli d’oro di Irving Cummings. È il 1935. Diciannove anni dopo, arriva sullo schermo il tormentone di “Vincenzo mi è padre a me”, con Totò nella trasposizione cinematografica della commedia di Eduardo Scarpetta, Miseria e Nobiltà, con la regia di Mario Mattoli.

Il ragazzino ricorda quello di Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore (1988). Ancora una volta il piccolo Salvatore Cascio è determinante per il successo del film. La popolarità si trasforma spesso in questi casi in uno stigma. Quasi mai i piccoli attori prodigio diventano famosi da adulti. Oltre al caso di Cascio, ce ne sono due eclatanti. Tanto strepitosa è stata la loro popolarità infantile quanto completo l’oblio successivamente calato su di loro. Renato Cestiè fu il protagonista di una serie di film fortunati sul tema “i bambini ci guardano”, tanto da inaugurarne un filone. Tra questi, il più famoso è stato L’ultima neve di primavera del 1973 di Raimondo Del Balzo. E che fine ha fatto l’Andrea Balestri del capolavoro di Lugi Comencini, Le avventura di Pinocchio (realizzato come sceneggiato televisivo nel 1972)? Negli stessi anni, a conferma del boom momentaneo, esce anche un film western girato con solo attori-bambini, Kid il monello del West di Tonino Ricci, con lo pseudonimo di Tony Good. Si trattò di un fenomeno che fece nascere il prodotto mediatico multi-targets: oltre al film, album di figurine, cosplays, gadgets,.

Anche il grande cinema ha utilizzato spesso i bambini: il figlio di Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica; la bambina di Bellissima (1951) di Luchino Visconti; il bimbo suicida di Roberto Rossellini in Germania Anno Zero (1948); Andre dell’Incompreso (1966) di Luigi Comencini, tra i registi più sensibili al mondo dell’infanzia. Più di recente, i generi hanno continuato a dare ruoli centrali ai bambini: dall’horror de Il Sesto senso (1999) di M. Night Shyamalan alla commedia di Mamma, ho perso l’aereo (1990) di Chris Columbus, fino al sorprendente Jojo Rabbit (2019) di Taika Waititi. Resta il mistero su che fine faranno da grandi tutte queste baby stars. Una di queste è stata un’eccezione. Non è svanita nell’universo dell’indifferenza. Ha avuto successo, anche in un altro campo. Il film (ancora una volta) è di Luigi Comencini, Cuore (e ancora una miniserie nel 1984) con un tale Carlo Calenda (nipote del regista) che interpreta l’alunno Enrico. Calenda poi è diventato un politico nazionale. Non sappiamo ad oggi chi ci abbia guadagnato.

 

Un pensiero su “Frammenti di Cinema # 84

  1. giuditta viscardi

    Come sempre, Pasquale Vitagliano, ci offre articoli di chiara lettura e di piacevole scrittura.

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