2 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Pablo Neruda. 23”
Luigi Maria Corsanico
NERUDA
100 SONETTI D’AMORE / CANZONE DI GESTA
A CURA DI GIUSEPPE BELLINI
ACCADEMIA, 1973
SONETTO XI
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Manifiesto – Víctor Jara – Duo Mapu
Natalia Martorell (flauta)
José Tomás Moscoso (piano)
Fotografia: Tina Modotti by Edward-Weston
*********
XI
Ho fame della tua bocca, della tua voce, dei tuoi capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non mi sostiene il pane, l’alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.
Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.
Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
il naso sovrano dell’aitante volto,
voglio mangiare l’ombra fugace delle tue ciglia
e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
come un puma nella solitudine di Quitratúe.
“La fame è tutto. Tutto è fame.
La fame è la croce sull’altare,
il verso che balla, il dolore che ci ha partoriti.
Disturba la notte, che si lamenta, senza un rumore.
La fame si corica tra sposo e sposa.
Rivolta la terra, carica gli orologi. “
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NERUDA
100 SONETTI D’AMORE / CANZONE DI GESTA
A CURA DI GIUSEPPE BELLINI
ACCADEMIA, 1973
SONETTO XI
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Manifiesto – Víctor Jara – Duo Mapu
Natalia Martorell (flauta)
José Tomás Moscoso (piano)
Fotografia: Tina Modotti by Edward-Weston
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XI
Ho fame della tua bocca, della tua voce, dei tuoi capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non mi sostiene il pane, l’alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.
Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.
Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
il naso sovrano dell’aitante volto,
voglio mangiare l’ombra fugace delle tue ciglia
e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
come un puma nella solitudine di Quitratúe.
“La fame è tutto. Tutto è fame.
La fame è la croce sull’altare,
il verso che balla, il dolore che ci ha partoriti.
Disturba la notte, che si lamenta, senza un rumore.
La fame si corica tra sposo e sposa.
Rivolta la terra, carica gli orologi. “
Wolf Wondratschek