Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Volontà e Desiderio

«Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

In quel tempo, Gesù ritornò
in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.

Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
“Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore”.
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”.» [Lc 1,1-4; 4,14-21]

 

«Trovò il passo». Non sappiamo se lo aveva cercato, questo passo, o se si era imbattuto in quanto era scritto. Il verbo greco (eurìsko) indica tutti i sensi della ricerca: trovare, incontrare, scoprire.

Nella Scrittura, si trova, si incontra, si scopre.

Come ci poniamo in questa ricerca? Attuiamo una voglia di conoscenza o acconsentiamo ad una spinta a trovare? Volontà o desiderio?

Luca sembra voler attuare entrambi gli atteggiamenti.

Certamente obbedisce alla sua volontà di conoscenza la ricerca attuata sulle fonti e sulle testimonianze. Una ricerca redazionale, diremmo oggi, che lo porta a considerare il suo “resoconto” come frutto di lettura derivante da un vissuto comune posto a “solido fondamento degli insegnamenti ricevuti”. Quindi, certamente, una volontà di conoscenza. Subito, però, questa volontà si apre anche a quello che “scientifico” non è. Trapela un desiderio di trovare qualcosa che ci appartiene di più che non la semplice conoscenza di fatti accaduti. Dai fatti, emerge la profezia. Dagli avvenimenti e dalla lettura di questi, la spinta desiderante che anima ogni ricerca.

C’è un “luogo” (tòpos, in greco) nella Scrittura, che oggi parla proprio a me, a noi, nella situazione in cui siamo. Si tratta di trovarlo. C’è un luogo, quasi fisico, negli spazi fra le lettere, negli accenti, nelle parole, nei possibili loro significati, in cui poter abitare e da cui poter essere abitati.

“Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete ascoltato”. Ascoltare una scrittura non è cosa facile. Una scrittura si legge, è fatta di segni grafici, di fisicità materiale. Una scrittura è qui davanti, occupa uno spazio che condivide con noi e che noi condividiamo con essa. Ma è solo quando cominciamo ad ascoltarla che la scrittura comincia a vivere con noi. Ascoltare. È il primo comando dato ad Israele: “Shemà Israel”, “Ascolta, Israele”. Così, la scrittura diventa voce che grida e che sfonda le nostre sordità (il tuo grido ha squarciato la mia sordità”, Agostino, Confessioni), liberando il desiderio che urge per una ricerca di sensi e significati. Così, la scrittura diventa grido di liberazione per i “prigionieri”, consolazione di buone notizie per i “poveri”, luce per i “ciechi”, sollievo per gli “oppressi”.

Gesù “trova” il luogo nella scrittura e ne diventa lui stesso luogo di abitazione. In lui, la libertà, la vista, la buona notizia, la liberazione. “Oggi” tutto questo si compie. È il progetto di Dio per l’uomo. Ed oggi si compie. In questo compimento, il nostro “luogo” di attori di liberazione.

È “un anno di grazia” questo Anno Santo 2025. Un anno in cui ci viene offerta la duplice possibilità di essere destinatari di grazia e portatori di grazia. Noi, i prigionieri liberati, noi i liberatori di prigionieri; noi i ciechi diventati vedenti, noi i guaritori di cecità; noi gli oppressi consolati, noi i consolatori di oppressi. Ognuno trovi il suo “luogo” e sia luogo di restituzione alla dignità degli uomini e delle donne, della terra e di quanto contiene.

Ascoltare la scrittura è prima di tutto fare silenzio. E silenzio è saper aspettare e saper rispettare i tempi dell’altro. I tempi di chi ti è di fronte e di chi ti è accanto; i tempi della terra e dei tanti guai che siamo riusciti a combinare. E anche qui, essere strumenti di liberazione.

Ascoltare la scrittura è anche vivere quest’anno di grazia nell’ascolto delle proprie profondità e delle voci che vi si agitano e farle tacere, anch’esse in ascolto di questa buona notizia che oggi ci arriva.

Dall’ascolto, una concreta capacità di attuazione e di annuncio: la liberazione si attua anche ad opera di chi si sta liberando; la vista aumenta anche per chi non ha ancora occhi buoni; la libertà si fa strada anche attraverso le mille prigioni in cui siamo; la buona notizia arriva anche per chi è “affaticato e oppresso”.

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