Da Sedime di Gianni Marcantoni (Fara, 2024)

 

La poesia di Gianni Marcantoni è un ragionamento, anzi un dialogo con la realtà. Il senso delle parole tende a prevalere sulla forma poetica. È la ricerca di un’umanità smarrita sotto le pietre dello smarrimento e dell’afasia.

(Pasquale Vitagliano)

ZONA REMOTA

 

Sotto quel che sei – e con te arrivando,

non troverai vie di fuga.

Sfoglia le mille voci che ti riguardano,

non resta che una struttura

epidermica ridotta a un pilastro:

lascialo più sbiadito: lascialo più acerbo:

lascialo più intatto: portalo ai suoi baluardi

inestricabili: ai suoi atterraggi:

fa’ che sia più sicuro e discostato:

noi ci alziamo all’oscuro del mattino

su scialuppe di salvataggio.

 

Ogni silenzio dialogherà con te soltanto

– con i patimenti di una vita

e sempre troverai

della polvere da rimuovere

nascosta dietro qualche angolo.

Ti sveglierai in una zona remota

e non avrai altre vie di fuga;

i sedili durante il giorno

sono sempre rimasti vuoti:

 

non sai mai cosa mi rende felice.

 

*

 

RESO

 

E viene il tempo di stilare il conto,

ma non su di me, che sul prato

mi appoggio ai verdi tronchi fioriti,

alti e tortuosi come astri

con un ramoscello fresco legato al collo

che mi fu offerto con molto dolore.

 

Giorno certo, che aspetti tutti intorno,

io sarò al centro

quando un Signore arriverà

a chiedere indietro lo spettante reso;

così mi avrà lasciato

senza più versi da spalare,

nel profondo sconquasso

delle tacite cime avvoltolate.

 

*

 

LA PAURA DELL’UOMO

 

E un fiume scava e passa

davanti alla nostra memoria

piena di significati,

piena di immagini che raffigurano

la paura dell’uomo

in un mondo da cui non si torna,

verso un mondo ignoto,

sconosciuto come il passato

assai lontano da noi.

E la caverna lunga e buia

ora è vuota, l’acqua cadendo dall’alto

è divenuta roccia;

non siamo noi quei resti,

quei resti non sono di nessuno.

 

*

 

ALLINEATI

 

C’era un odore terribile al risveglio.

La grande orsa dal cielo

aveva defecato tutta la notte

la sporcizia rilasciata dal genere umano

mentre gli uomini riposavano

e alitavano ogni calda sostanza

e la tenebra si addensava

ripetutamente nell’atmosfera.

Tutti lacrimavano per qualcosa

che avevano perduto,

tutti sembravano obnubilati, solitari,

legati fortemente alla loro fine,

allineati su di una continua decomposizione.

 

*

 

QUALCUNO È  STATO FELICE

 

Qualcuno è stato felice

contro ogni minaccia vivente.

Per essere liberi

non sono servite promesse.

I tagli avevano raggiunto il costato,

sapevamo bene che un sole

troppo caldo

avrebbe rovinato tutto.

 

Senza dimenticare quel che è avvenuto,

senza il minimo affondo,

la terra dei corpi non è mai bastata a nessuno,

né ci è mai appartenuta troppo.

 

Ti volti intorno

e sai

da sotto ogni pietra

cosa aspettarsi.

 

*

 

QUEL CHE ESSI NON DICONO

 

Cerca meglio dove puoi trovare

quel che essi non dicono,

hanno mentito a te soltanto,

tutto il resto dell’immondezzaio sta rinverdendo.

 

Le altre confessioni tacciono,

esse dicono e ingannano

l’uomo intrappolato al proprio incaglio.

 

Ti hanno detto una sola verità

e non troverai nient’altro;

restano bucce d’arancia sul tavolo,

un bicchiere sporco di succo rancido.

 

Ma vedo aprirsi uno spiraglio:

tutto è un nome sparso,

punta-spacco che volta angolo.

 

Hanno sentito te soltanto

e accatastato un bulbo sull’altro,

ora vagano in piena – come gemme spannano.

 

*

 

PENSAVI FOSSE NIENTE

 

E pensavi fosse niente,

padre mai nato, anche una ventata

stacca un nome dalla tua prolungata

assenza mischiata a tutto.

Mi sono dimezzato per scendere

con un piede nell’acqua,

ma gelido non era abbastanza.

 

Che non vi sia oscurità fuori luogo

è cosa certa,

di quel che appari, potente saggiatore,

è cosa certa.

Pensavi ai vasti laghi

e agli anni

come a stormi

avvinti

che non più scorgevi

in piena fuga.

 

*

 

FITTA

 

Risiedi nella sera nella mia

notte, là fin dove accogli.

Lascia carpita questa riva

da cui siamo passati con cautela,

 

spinge in un’area affamata

l’orma squadrata della perfidia.

 

Puoi da sempre dirigerti più avanti

e tacere e fiatare:

ecco puoi riconoscerti,

andare a lungo

da sentire umido l’asciugato.

 

La fitta accanita dove gira

distante si trova,

congiunge le molteplici estremità,

aperta talmente in tutto e sola da irradiarsi.

 

*

 

 DISATTENZIONE

 

Se tu sapessi da quale voce

lo specchio addensato è caduto a terra

e il timbro incerto ha tremato

talmente forte

che tu suonasti il passo.

 

Dalla terra: vapore, vapore, schiaffo soltanto!

La nostra misera aria, oppressa,

trovava rottura e secchezza.

 

Senza deformazione,

per un certo stato di disattenzione,

la scia favolosa che a tutti apparve

non fu più la nostra figura vivace.

 

Con un colpo avvitato ad un ciglio

spezzato di paura

la sera hai veduto inzupparsi

in una pezza di olio di pennuti

inchiodata a un traliccio.

 

*

 

ORA (di silenzio)

 

Io non attendo e non chiedo,

da tempo ormai non temo la percossa.

Tardivo è il ritorno,

tardo è qualcosa che non più riconosco.

 

Un raggio asprigno

ci ha estratti ancora vivi dal mezzogiorno,

forse prima che fosse tardi

esattamente come lo è ora,

nell’affacciarsi di una notte scomposta

che non più ci sente avvicinare,

né sbattere gli occhi.

 

Pacata è un’ora di silenzio

e altre in attesa incedono ancora;

io più niente avverto.

 

Corpi baciati dal vero,

voi crescete per diluviare.

 

Gianni Marcantoni (San Benedetto del Tronto, 1975) vive nelle Marche. Laureato in Giurisprudenza, ha iniziato fin da adolescente a comporre versi. Le sue opere poetiche: “Al tempo della poesia” (Aletti, 2011), “La parete viva” (Aletti, 2011), “In dirittura” (Vertigo, 2013), “Poesie di un giorno nullo” (Vertigo, 2015), “Orario di visita” (Schena, 2016), “Ammessi al paesaggio” (Calibano, 2019), “Complicazioni di altra natura” (Puntoacapo, 2020), “Panorama dei lumi” (plaquette, Puntoacapo, 2021), “Sedime” (Fara, 2024). Inserito nella Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei (Aletti, 2017) nonché su Italian Poetry, sito ufficiale dei poeti italiani dal Novecento in poi, diviene nel 2020 co-fondatore di Wikipoesia. Sue citazioni e liriche compaiono in diverse antologie AA.VV, cataloghi d’arte, siti poetici, blog letterari, periodici e riviste. Ospite in alcune rubriche letterarie e reading, ha ricevuto vari premi e riconoscimenti.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *