Da Exit Imago Mundi di Michele Ziviani (QuiEdit, 2024)

La poesia di Michele Zuviani più che sperimentale è inusitata. Egli spezza la tradizione nello stesso momento in cui la recupera. E’ un scrittura post-impressionista che attinge alle neuroscienze come la pittura si faceva ispirare dalla fotografia.

(Pasquale Vitagliano)

SALA GIOCHI

Di sibili elettronici

l’avventore udia i rombi

che i vetri luminosi

producean insistentemente.

 

Tra il trillo d’un trabiccolo

e il tintinnio costante

d’un gettone gettato

il lume abituato scintillava.

 

Dinoccolato impazza

l’uomo adiacente al bercio

delle trombe vittoriose

dei cherubini festanti.

 

Squillino le trombette,

mentre il giovine abbassa

il cane per sparare.

La canna, però, non emette guaito.

 

Si sfoga così, batte

i pugni e stronca vite.

Con aggraziato movimento

colpisce il bimbo chino a contare.

 

*

IL LASTRONE

A Giorgio

 

In via Mazzini sul lastrone

una mano protesa

d’un egro di povertà,

elemosina per il figlio

con fare pietoso chiede;

Che disgusto! Che offesa

agli occhi della spaurita

cinese l’indigesto barbone.

C’avrá sul lago un sollievo:

la villa, o forse

no; perché

mi domando io

non lavorano?

A Comacchio, al porto,

l’alba inizia scolorita

e a quello manco

il gelo gli leva

la fatica di soffrire,

però il conserto

destino del contorto

barcaro e dell’omo reso allo stremo

è eguale al bruco

che non sempre farfalla diverrà.

 

Allora è giunto veramente il tempo

che ognuno vada per la propria strada:

allora la malora!

Nessuna corolla al nostro stelo,

né il pargolo al babbo,

né il clamore inedito del Risorto,

né il nostro fanciullesco baccano,

non resta altro

che morire.

 

*

 

ELF

Esiste sempre in sé

un elfo romito in un eremo.

Ultimo miraggio dell’animo,

nascosto nell’oltre.

 

*

 

ll BANCHETTO DEGLI DEI BASTARDI

Copri le zinne, o Tecna, e leva il trucco

sfacciato dalla faccia ché ti cucco

da dietro sennò, o strappo il tuo parrucco.

Non son tiranno.

 

Caro Auro, vien qua che il membro ti scanno,

così ai tuoi affari avverrà un bel malanno!

Son donna franca e anzi acquistami un panno

o mio tesoro.

 

Odo gole seccarsi e anche il vin moro,

né le amerindie erbe sul fuoco odoro,

sì, se Asueto mi chiamo, sia ristoro

con i miei doni.

 

Qual pregio tu offri? Non per far agoni

tra noi, ma io, Scentia, illuminanti sproni

vi porgo e cavo alla vita afflizioni.

Son veritade.

 

Guardatevi bugiardi dal dir rade

sentenze e porvi come chi persuade

l’allocco solo che nel laccio cade.

Io ora vi esorto.

 

In procella tu sei securo porto,

tra le rocce e le sabbie grido corto,

tra le gramigne unico flor dell’orto;

il male epura.

 

S’eleva il canto che si fa cesura

tra i bruti, allorché di questa sciagura

lor non sanno, indi han vita grama e dura.

Pasci lo stolto.

 

La capre gialle si leccano il folto

piumaggio mentre ci parlate molto

di come il nostro eloquio non sia colto

né così schietto.

 

Mi tocca allora dir che sono inetto,

mi comporto sovente in modo gretto,

tra di noi credo di essere il più abietto,

ma anche il più onesto.

 

Ernesto Ernesto Ernesto Ernesto Ernesto!

Efesto è un fusto, giusto? Ho il pene pesto!

È desto, è desto, chi? È desto, è desto.

Son pecorelle.

 

Chi mi ha rubato le mie bretelle?

Sarebbe meglio pigliar caramelle

a un bambino o a uno storpio le stampelle

che una tal burla.

 

*

 

ORSÙ DUNQUE POETA NOSTRO

Orsù dunque poeta nostro

rivolgi a noi i versi tuoi

misericordiosi e libra il

dolce stilo sul bianco foglio.

Le mani, imbrigliate da catene,

possono far danzare il turibolo

della parola senza la vergogna

e il peccato di chi non ha voce.

Candelabri d’oro e incensi d’oriente

dovrebbero circondarti insieme

alla corona d’alloro, cinta

sul capo; invece il sacro vate

è ormai morto. Risorgi, quindi

compositore di aforismi e massime.

La felicità ti daranno

i crisantemi.

 

Non c’è spazio per far parlare tutti,

e nemmeno io forse dovrei parlare.

 

*

 

PSICO TRANSFER OVVERO LETTERA EGOSOSTENIBILE A ME STESSO

 

Non vorrai dirmi che […]

Se tu sei tu, io sono io.

 

Caro Me,

 

ego[1]

 

 

Psicosi[2]

 

Nulla

 

 

Cordiali saluti,

il tuo

IO

[1]Ego, mei, mihi, me, me. Pronome di prima persona, detto personale (perciò varia da persona a persona, pur rimanendo invariato nelle sue forme morfo-sintattiche).

[2] Derivante dal greco ???? «anima, alito vitale» e il suffisso -osi (inteso come condizione o stato); è spesso utilizzato in ambito medico. C. v. d.

 

Michele Ziviani (Soave, 1996) si è laureato in Filologia Moderna all’Università degli Studi di Verona. Dopo una breve parantesi come giornalista di cronaca locale, ha iniziato a ricoprire il ruolo di insegnante, dapprima nella scuola Primaria, poi in quella Secondaria di I Grado. Grazie al Professor Claudio Gallo, amico e mentore, si è avvicinato alla critica salgariana, entrando a far parte della redazione della Rivista Salgariana di Letteratura Popolare “ilcorsaronero” per la quale ha scritto articoli e curato interviste a editori, studiosi e artisti. Dal 2024 fa parte della giuria del Premio Emilio Salgari di Letteratura Avventurosa, premio letterario nazionale a cadenza biennale. Infine, sempre nel 2024 è stata pubblicata la sua prima raccolta poetica Exit Imago Mundi (QuiEdit, 2024).

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