Durante le lezioni tenute al Collège de France tra il 1978 e il 1980, Roland Barthes parla dell’opera fantasmata, ossia quell’opera che arriviamo solo a immaginare, di cui forse già vediamo lo spessore, la tipologia di edizione, persino la figura della copertina, ma che ancora non abbiamo scritto. Secondo Barthes, quell’opera è necessaria perché è il progetto di scrivere e in essa sta tutta la forza del desiderio di realizzare il proprio lavoro di scrittura. Quando lessi queste sorprendenti parole contenute nei due volumi di Mimesis La preparazione del romanzo (2010), rimasi estremamente colpita. Oltre al fatto che le parole di Barthes – che non scrisse mai un romanzo – trasmettono emozione e passione, fu il desiderio di poter effettivamente narrare quello che vividamente mi raggiunse dalle sue pagine. Ecco: per scrivere occorre fortemente desiderare di farlo. Io mi rivedo nella descrizione di Barthes perché quando comincio a scrivere un romanzo c’è in me un formicolio che percorre le mie ossa e le fa scricchiolare, una trepidazione e un entusiasmo che non hanno eguali per nessun altro tipo di lavoro che intraprendo. Mentre già si delinea nella mia mente il procedere della trama, comincio a vedere lo spessore del volume, comincio a immaginare il colore della copertina. A volte, per puro diletto, inizio a cercare la casa editrice che potrebbe pubblicare quel romanzo che ancora non c’è ma già ha il suo posto nei miei pensieri, già è visibile nella mia mente. Pensavo di essere l’unica a comportarmi così, ma leggendo Barthes ho scoperto di non essere la sola: l’opera fantasmata è quell’opera che non esiste ed è solo immaginata, ma della quale conserviamo gelosamente il sogno, tenendolo ben stretto, come si fa con un amore che si considera importante e che non vogliamo contaminare con racconti inopportuni e forse inappropriati. Sì, perché l’opera fantasmata o immaginata, può svanire da un momento all’altro – proprio come i sogni – e parlarne, spiegarla, significherebbe farle perdere quella sua splendida immateriale consistenza e distruggerla. Senza di lei, ossia senza quel fortissimo desiderio di scrivere, sarebbe impossibile cominciare un romanzo, sarebbe impossibile provare l’impellenza di sedersi a un tavolo e iniziare a narrare. Solo attraverso l’opera immaginata si può trovare il coraggio di scrivere, il tempo di scrivere e il modo per farlo.
La scuola di Serena Bedini. 3. L’opera immaginata e il desiderio di scrivere
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