Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Il gioco della Libertà

«In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame.
Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane».
Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo».
Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”».
Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.» [Lc 4,1-13]

 

C’è un esplicito fil rouge che lega i primi capitoli del vangelo di Luca: lo Spirito.

Già nelle annunciazioni (Zaccaria e Maria) lo Spirito era stato protagonista, ma soprattutto all’inizio della vita di Gesù, Luca evidenzia come è l’azione dello Spirito a dare il profumo che guidi alla lettura di parole ed eventi.


“…pieno di Spirito Santo…guidato dallo Spirito nel deserto”

Sembrerebbe un movimento dettato dalla passività, come se non fosse Gesù a muoversi, ma fosse lo Spirito il vero attore. A ben guardare, però, Luca pone momenti o aspetti diversi nella stessa questione.

Nel Battesimo, lo Spirito “scende su di lui”. “Pieno di Spirito Santo”, Gesù lascia il Giordano.“Guidato dallo Spirito”, nel deserto. “Lo Spirito è su di me”, nella sinagoga di Nazareth. L’azione dello Spirito, dunque, non è mai contrapposta a quella di Gesù, né ad essa sovrapposta.

È condotto dallo Spirito ma lo Spirito era la sua pienezza.

Chi conduce chi?

La vita umana è tutta un cercare di condursi, rivendicando, in ogni scelta, il diritto alla libertà. Ed ogni scelta ci conferma che questa vita è nostra, proprio nostra, e noi ne abbiamo in mano il bandolo. Quando questo non ci è possibile, perché gli eventi ci ripropongono, ogni volta, il limite della nostra libertà, ci sentiamo frustrati, depauperati, quasi derubati della libertà di scelta che ci aveva fatto sentire capaci di determinarci secondo i nostri insindacabili criteri. Ci sentivamo padroni della nostra esistenza. Ne possedevamo tutto il passato, ne vivevamo tutto il presente, ne avevamo pianificato tutto il futuro in una sintesi mirabile e soddisfacente. Poi, un inciampo, un piccolo incidente, all’improvviso, sembra bloccare tutto questo sistema che sembrava così ben costruito. E la vita ci sfugge. Va dove noi non avevamo deciso, dove non avevamo pensato, dove non avremmo mai potuto immaginare.

E ci sembra di vivere una vita non nostra, da prigionieri.

Il cammino della Quaresima inizia nel deserto. Non è il luogo della solitudine, semmai è il luogo dell’assenza.

La solitudine, se cercata come fuga dal contesto vitale in cui si è immersi, è pretendere di poter fare ameno di tutto ciò che non ha in me il suo riferimento. Come se io potessi bastare a me stesso. Una sorta di delirio di onnipotenza, in cui anche Dio acquista sempre più le mie sembianze. E io confondo come suo quello che non è altro che il mio volto.

L’assenza, invece, è bruciante mancanza. È fame. È sete. È desiderio incandescente come la sabbia del deserto. Ed è qui che si incontra l’altro. È qui che mi si appalesa il volto dell’altro, come altro, nuovo perché diverso e diverso perché totalmente nuovo.

Non si va “nel deserto” alla ricerca di sensazioni forti o di esperienze misticheggianti.

Nessuno, nessuna, sceglie l’assenza se non dietro la spinta potente di una pienezza che è dentro di sé. Totalmente dentro di sé, tanto da essere tutt’uno con se stesso o con se stessa. Non solo io non mi basto, ma non mi bastano tutte le cose e le esperienze compiute e vissute, così belle e piene mentre le vivevo e così tenui e sbiadite di fronte all’altro che appare.

Questa decisione, dunque, di accogliere l’altro, è sempre totalmente nostra, ma è anche totalmente determinata dal vento forte che prende le nostre vite e le porta in un altrove inimmaginabile.

È nostra la vita così vissuta? Non potrebbe esserlo di più.

È nostra perché nostra è la decisione di essere obbedienti a dove lo Spirito ci conduce.

Non è nostra perché non la possediamo totalmente fino in fondo.

Sempre, nell’un caso e nell’altro, questa vita è totalmente libera, perché vissuta nella consapevolezza della non appartenenza, nella povertà che gli eventi ci chiedono.

Ed è occasione di libertà il tempo di Quaresima.

Tempo di condurci e di lasciarci condurre.

 

 

 

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