Sul sentiero la lepre *
di Donato Salzarulo
* L’attacco di questa suite è in rapporto con Non correre, piccola lepre, una poesia pubblicata nel gennaio 1987 e ripubblicata su Poliscritture sotto il titolo Pasqua 2022.
I
Sul sentiero la lepre
con le orecchie tese
aspetta il mio arrivo.
Tranquilla. Non un brivido
di paura, non una fitta
mortale. Sono il suo cacciatore
lo sa. Nello sguardo ho soltanto
il tuo amore.
II
Non so in quale angolo siano finite
le risse del giorno. Anche stanotte
ho dormito come un sasso.
Come un fachiro
so sdraiarmi sui chiodi.
(In due versi ho proiettato
lo scacco della mia vita,
la rimozione, la malattia
diluita.)
III
Ogni giorno torno a naufragare,
ogni giorno torno ad afferrarmi
a una tavola, a un salvagente
per portarmi in salvo da qualche
parte, per ridarmi un senso,
per cercare sulla terra ferma
una direzione, un vento favorevole
una casa in cui stare.
IV
Sono tutto e il contrario di tutto.
Mi aiuterai, piccola lepre
a trovare la voce.
Con parole e pensieri
mi dirai chi sono, saprai
essere lo specchio
delle mie contraddizioni.
Sono fatto di mare, di stelle,
di fuoco e vento sulla pelle.
Nome in equilibrio fra desideri
e paure. Un vulcano
di baci e follie.
Sono poesia. Verità.
V
Stare sull’onda delle parole,
donarti le viole dei miei sogni.
Non è tempo di sassi e fachiri.
Stanotte ho dormito come un ghiro.
Meglio venire a patti coi presagi.
Baciarti è il mio sogno
di tutti i giorni. M’affianco
al tuo fantasma mentre rileggo
l’opera mia preferita: il saggio
sulla bi-logica, l’inconscio
come insiemi infiniti.
L’amore
è pianeta trascendente,
un fuoco tra l’essere e il niente.
VI
Sto facendo una passeggiata.
Camminare m’aiuta a pensare
È nella crepa che cresce la vita,
nelle faglie. C’è più luce
nelle tue ansie, nelle tue depressioni,
che nelle mille finzioni del tuo Io.
L’inconscio desidera, desidera
oltre misura. Dispone la barca
sulla rotta d’una grande avventura.
Non puoi negarti la sua brezza,
non puoi soffocarti. Sono le Parche
le vere tiranne. L’inconscio è nostro
amico, è desiderio sempre rimosso
di nuova vita.
Forse prima di sera riusciremo
a rendere bella questa giornata.
Memorabile. Alla vigilia
della festa della donna
balleremo la nostra
danza mirabile.
VII
Meglio mettersi lancia in resta,
aggredire chi ci toglie l’aria, il respiro.
Chi ci massacra, distrugge case e lascia
i nostri cuori a sanguinare sotto
le bombe. Solo di questi assassini
occorre aver paura. Contro di loro
è necessario un coro collettivo,
un’azione di forza, uniti e potenti…
VIII
Contavo sul ritardo.
Bastava un quarto d’ora
e tutte le variabili sarebbero
andate al posto giusto.
Non s’incontra la poesia ogni
momento. Se non sei pronto,
vola sulle correnti del vento.
Oggi è andata così. Il Kairos
presto si è spento.
Il mio non è l’Io di un gabbiano
smarrito, che si adatta a beccare
briciole in una piazza di città.
Ho verità da proteggere,
energie vitali da tramandare,
ingiustizie da riscattare.
IX
Torno a comporre sulla parete
di sillabe le parole della nostra
storia. Il tempo non ci dà ragione,
il vento soffia in altre direzioni.
Le camelie del bar sotto casa
sono fiorite. I tuoi occhi, invece,
conservano il freddo dell’inverno.
Per chi desidera la pace
non c’è nulla di peggio
che riarmarsi. Meglio riamarsi,
riscoprire le mille esperienze
che ci uniscono al posto di quelle
che ci dividono. Il grano è cresciuto
nel campo di fronte. Il suo verde
colori le nostre magre speranze.
X
Mi piace mettermi nel luogo
mentale del tuo sguardo:
la tua scelta del giallo mimosa,
la corona luminosa sulla fronte
Il modo migliore per amarti
è intercettare le parole.
Quando mi raggiungono
dentro si forma il nido,
il tuo nido.
Prima di sera
brilleranno, luccicheranno
come diademi del cuore.
Marzo 2025
