Ritratti di Contemporanei
Italo Calvino
Fu Zavattini, verso la metà degli anni ’70, a preannunciargli telefonicamente la mia visita in via Campo Marzio:
«Un ragazzo di belle speranze vorrebbe venire a trovarti. Ma attento, è molto impegnativo!».
Cesare riattaccò dopo qualche minuto e, rivolto a me, disse:
«Ti aspetta dopodomani alle 5. Sii puntuale, lui detesta i ritardatarî. Ma non trattenerlo troppo a lungo: ha mille cose da fare, quasi come me».
La mia visita durò una manciata di minuti che mi parvero ore.
Lavoravo da tempo sullo scrittore più arduo e sperimentale del Novecento non solo italiano, Antonio Pizzuto, che sarebbe diventato il principe dei miei auctores, e sùbito gli chiesi un parere:
«Lei è dall’altra parte della barricata: detesta l’avanguardia e ogni forma di obscurisme e di deformazione linguistica, quindi il Palermitano non riscuoterà certo il suo…».
Chiunque mi avrebbe accompagnato alla porta, ma lui no: mi fissò per qualche secondo, poi sillabò con la sua voce pacata:
«Di Pizzuto, mio caro quasi omonimo, apprezzo il coraggio e la brama di rinnovamento, ma c’è un limite a tutto: se il lettore deve consultare dieci vocabolarî al minuto…».
Lo interruppi:
«Lo scrittore non è degno del nome se non sperimenta continuamente, se non ha orrore del già fatto e del già saputo, se non rinnega perfino sé stesso. Non possiamo continuare a scrivere come nell’Ottocento. Lei parla di chiarezza, ma non è lo scrittore a dover scendere: è il lettore a dover salire. Lei, Calvino, è un grande sperimentatore di temi, ma non di forme, non di linguaggio».
Con un tono quasi paterno promise che avrebbe riflettuto a fondo sulle mie parole:
«Intanto mi dia il suo indirizzo: le faccio mandare qualcosa di mio e mi dirà cosa ne pensa».
Nei mesi che seguirono intercorsero tra noi numerose telefonate, tutte sul tema della sperimentazione linguistica. L’ultima terminò così:
«Non creda che io non sperimenti e non sappia che l’opera letteraria è un tessuto di parole. Ma all’espressione-espressione preferisco di gran lunga l’espressione-comunicazione».
