La ribellione dell’anima in tempi bui

di Valentina Calista

In questi tempi di buio profondo, l’arma che può salvarci è l’anima, il suo percorso spirituale e l’amore, soprattutto la nostra capacità di darne. Dare attenzione alla nostra interiorità, ascoltare la voce del fuoco sacro, è la direzione che possiamo intraprendere. Dobbiamo scegliere, siamo chiamati a farlo costantemente, tutti i giorni, attraverso tutti i respiri. Siamo tutti responsabili perché tutti abbiamo la possibilità di scegliere, godiamo del libero arbitrio, anche quando siamo vittime del torpore e della disperazione. Ascoltare il fuoco sacro è permettere al divino di cantare in noi: “la mente diventa del tutto pacificata e salda, invita tutte le parti dell’anima alla ricerca di Dio e non è attratta da nulla di esteriore” (Diadoco, Vescovo di Foticea, Filocalia).

Scegliere l’anima, in un’epoca in cui tutta la materialità viene venduta come pillola di felicità, è una missione difficile, ad alcuni sembra impossibile e, soprattutto, inutile. Cosa posso rispondere ai miei studenti quando mi dicono quotidianamente che l’obiettivo della loro vita è fare i soldi e diventare “manager” per avere tutto ciò che gli passa per la testa? Cosa si deve dare a questi ragazzi per aiutarli a non dimenticarsi dell’anima, e a tutte quelle persone che credono che il possesso di una macchina nuova sia la felicità? Cosa ci portiamo nel momento del trapasso? Ecco, ai miei ragazzi cerco di dare amore. Alle persone cerco di dare amore, anche quando fallisco e non ne sono capace. A chi amo (eros) cerco di dare àgape, trovandomi spesso nel constatare che il percorso è difficile, ma possibile. Sì, siamo tutti fallibili e tutti incapaci di amare veramente, di dare àgape invece di eros. Dobbiamo imparare a trasformare eros in àgape. L’amore è quella energia che “vede” l’altro, e se io ti vedo, tu mi vedi e ho possibilità di comunicare con te dal canale dell’anima. Allora forse, dico forse, un filo di luce può entrare da quella crepa dimenticata e un germoglio può accadere. Se il modello unico è l’illusione della macchina capitalistica, del sorpasso del prossimo, come facciamo a scegliere di adottare nella nostra vita un altro sistema? Eppure c’è, esiste, ed è sotto il naso di tutti. Tutti, o quasi, hanno però dimenticato come si guarda la vita, credendo nell’illusione dell’identificazione con il profitto, la produzione sfrenata, il possesso di beni materiali come prolungamento dell’esistenza. Certo, perché l’esistenza – vista da lì – ha un sapore breve e amaro, ha il gusto della perenne insoddisfazione e la si riempie con l’inutile. Non siamo più abituati al “combattimento interiore”, alla sacra possibilità di scelta davanti al bene e al male, abbiamo perso il senso del sacrificio e del dono, abbiamo invertito la scala dei valori essenziali mettendo l’individualismo al primo posto a discapito dell’altruismo. Siamo persi, illusi, confusi e convinti che una macchina ci dia gioia. Abbiamo perso la concezione che la vita è un percorso attraverso tappe e non una gara alla quale arrivare in prima posizione. Anche Dante, dopotutto, ci ha fatto vedere come superare gli ostacoli infernali in quel meraviglioso percorso dell’homo viator alla ricerca di redenzione.

Che fine ha fatto l’uomo?

Ecco che la poesia diventa mia compagna di crescita spirituale, lo è sempre stata, ma mai come ora. La uso per i miei combattimenti quotidiani, per riflettere e fissare il sacro della vita, per gli attimi di luce e quelli di nebbia, per il vento della rabbia davanti all’ingiustizia, per fissare le parole che tentano la via dell’indicibile e per ogni respiro che si espande nei miei occhi davanti alla bellezza del creato. La poesia è la mia chiamata alla ribellione in questi tempi bui.

Piccola chiamata alla ribellione

Andate via quando la noia

pervade la luce, la voce e il sacro.

Abbandonate le sedie, correte

quando il sonno vince sul cuore.

Quando le parole sono rumore

girate le spalle alla superbia

alla lussuria dell’ego che grida.

Andate via da chi vi dice cosa fare.

Chi sa tutto non sa nulla. Chi sa poco

sa tutto quello che non sa e di più.

Colorate i vuoti delle veloci lingue,

attaccate al muro le loro spoglie.

Marciate col silenzio tra i denti,

udite la voce della fessura che s’apre.

Non ti curar di loro, ma guarda

e passa.

*

C’è solo un fuoco

sacro.

Non resta che amarci.

*

Stella mia,

luce mattina, mia

voce soffiata a largo.

Cosa pensi del mondo

delle sue increspature

dei tagli pieni di vita e

luce. Stella, mia unica

sapienza di vita terrena,

mia luce anima furibonda

guida della sera preghiera.

Dove mi porti se non qui,

presente che ascolta l’eterno

voci della sera e dell’alba

quando il mio nome

vive ancora di respiri

sa di essere vivo

tra i vivi.

*

Quando il sole scolora

e volta il cielo in addio

perdo te, luce possente,

le lettere del mio nome.

Ritrovarti nel contrasto,

in lame nere d’orizzonte

ha senso: è centro.

Siderali cime di silenzio

mi annunciano la sera.

E supina attendo lieta

un sospiro d’elegia.

*

Stai nel silenzio del corpo.

Non sappiamo nulla dell’eterno,

se non che dobbiamo vivere

per morire e vivere

nuovamente dopo.

Ma io e te lo troviamo nel corpo

l’eterno, nelle pianure del ventre

nostro, nei dirupi della carne.

Qui l’eterno lavora da secoli

nella tua bocca, nella mia

quando prego, e nelle spalle

che portano l’orizzonte.

E tra i tuoi denti

a stringere la mia vita.

*

Proteggimi

ovunque i miei piedi

passino silenti, lenti.

Proteggimi

dinnanzi al chiasso

che castiga

al buio che non parla

al vuoto che non cede

spazio. Proteggimi.

Tu grande, tu maestoso

ventre d’acqua e verde

riflesso nelle più fonde

disuguaglianze umane.

Tu infinito perpetuo

che poggia come lava

il suo suono d’esistenza

sulle nostre menti di polvere.

Tu, proteggimi,

ovunque le mie mani

sfiorino spine nella notte.

*

Piccoli, siamo.

Che non basta

quel filo di pioggia

a legarci al cielo

in eterno.

2 pensieri su “La ribellione dell’anima in tempi bui

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