L’avevo avvertito: questa volta niente recensioni. La mia vita è diventata impossibile, tra impegni di ogni tipo e la ricerca di una preghiera che illumini gesti e parole che ingorgano la vita di un prete. Niente recensioni. Poi ti immergi nel libro e vieni avvolto e travolto dal calore e colore di una terra che fa dimenticare le mani avanti di una mancanza di tempo disperata.
Questo è il Salento di don Tonino Bello, “il fratello vescovo, il più grande e luminoso uomo nato nel Salento, il santo più amato e più importante dell’ultimo scorcio del ventesimo secolo”.
È il Salento di Carmelo Bene, “poeta dell’impossibile”, colui che “cominciava sempre dove gli altri di solito finiscono”. Il poeta che ebbe col Salento un rapporto conflittuale, che si disse postumo a se stesso, folle e nichilista, che però scoprì “che c’era per lui una possibile speranza di salvezza. Ed era riposta nell’ “asino che vola”, nell’Idiota Puro, come lo chiamava lui, ossia in San Giuseppe da Copertino, anima candida meridionale barocca, da lui esaltata. Nella “sua divina stupidità”, disse, “si può realizzare un progetto di santità che vada oltre la sconfitta della storia e della vita”.
È il Salento di Claudia Ruggeri, poetessa suicida: “aveva dentro di sé tutti i gridi d’amore e il canto mortale del Cigno, si fece man mano sempre più invisibile, dissolvenza di se stessa, enigma di lampi di luce e zone oscure, dubbio perenne fra aspirazione al sentimento religioso e sentimento esistenziale, fra storia e metastoria, tra fuga e condanna, fra l’essere carnefici e l’essere vittime, fra l’incertezza e il caos dell’oggi e il triste e melodioso delirio del domani”.
È il Salento di Piovene, che venendo a Lecce dal nord, “vide una città “incantevole”, in tutto e per tutto degna della sua fama di Firenze delle Puglie, o Atene del Barocco”. “Lecce è l’antitesi di Bari”, dirà. “Bari è borghese e trafficante; il carattere dei leccesi inclina invece a una gentilezza un po’ ironica, a un distacco intellettuale”. Scrive: “facciate di chiese, palazzi e i loro effetti combinati, tramandano attraverso i secoli un animo squisitamente provvisorio, quasi dovessero durare una sera sola, ma una sera che conta, forse definitiva”. “Piovene […] si innamora pazzamente di Lecce, va tutto il giorno in giro nelle botteghe di artigiani, fa mille domande, interroga, prende appunti, sorride”.
La descrizione diventa mitica: “E’ stupendo il faro di Leuca, tra mare e mare, con accanto un santuario, mèta di pellegrinaggi, nel quale, secondo le credenze, occorre essere stati per poter accedere al paradiso”.
E ancora: “Il Salento è una terra di miraggi, ventosa; è fantastico, pieno di dolcezza; resta nel mio ricordo più come un viaggio immaginario che come un viaggio vero”.
Potrei continuare a lungo, ma voglio citare solo uno dei tanti testi poetici di Benemeglio, disseminati nel libro. Una poesia dedicata alla moglie Enza, “la mistica”:
La mia musa
Ormai son lontane le canzoni,
le spiagge, i limoni, le trombe d’oro,
e i concerti ineffabili del vento.
La mia musa è una donna di casa
una gentile signora di sessant’anni,
con biancheria pulita e vestiti profumati.
La mia musa resiste agli attacchi del tempo
e continua a fare insufflazioni di vita.
Dirige, in segreto, un quartetto privato
fatto di ricordi, parole, immagini, colori e sogni,
il tutto ben riposto nel mio vecchio armadio.
La mia musa sei tu, moglie mia adorata.
Caro Augusto, mi ero impegnato a non fare recensioni ma, come vedi, non sono un uomo di parola. Forse perché quello che conta, per uno come me, è la Parola di Dio. Ma a volte anche le parole degli uomini ti costringono a fare l’impossibile. Ecco: ci sono cascato un’altra volta.
E se, invece, la parola l’avessi mantenuta? Questa non è una recensione. Ho fatto solo un accenno alla miriade di figure che emerge da un libro che parla di molti, di tutti, ma forse, soprattutto, di te stesso.
Augusto Benemeglio, Mio antico Salento, Youcanprint, 2025.


Caro grande amico e maestro Fabry, che dirti? Grazie di …aver mancato di parola, e grazie di aver scoperto tutti i punti nodali del libro, che narra il Salento come un qualcosa di mitico , di magico, di surreale, un “viaggio immaginario”, che è durato quasi trent’anni della mia vita…reale.
E grazie anche di aver ricordato la mia splendida e “mistica” sposa, che tutti i giorni mi fa partecipe della preghiera di ringraziamento a Dio.