Come facciamo a sentirci parte di una storia che sembra scapparci dalle mani? Perché oggi è così difficile avere la pazienza di costruire progetti a lungo termine? E quando il presente scompare subito nel futuro, riusciamo ancora a ricordare chi siamo?
Viviamo in un’epoca di “tempo compresso”: non distinguiamo più bene tra presente e futuro. Non è solo che tutto va veloce – è proprio cambiato il modo in cui viviamo il tempo. Il futuro non è più qualcosa verso cui andare con calma, ma una pressione continua che ci fa sentire sempre in ritardo. Ogni cosa sembra vecchia appena succede.
Heidegger diceva che noi esseri umani siamo speciali perché sappiamo progettare il futuro ricordando il passato. Ma oggi questa capacità si sta rompendo. Il futuro non è più un progetto ma un’ansia costante.
Non riusciamo più a vivere il tempo con calma, quel tempo “denso” che permetteva alle generazioni passate di sentirsi parte di una storia comune. Ogni momento è isolato, come una scintilla che si spegne subito. Abbiamo perso la sensazione di continuità che ci faceva sentire parte di un percorso condiviso.
Forse dovremmo praticare deliberatamente la lentezza – non per nostalgia del passato, ma come forma di resistenza al presente frenetico.
La domanda finale resta: se il tempo non è più dalla nostra parte, che persone possiamo diventare?
La Vita Desta, di Giovanni Scarafile. 9
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