Frammenti di Cinema # 90

di Pasquale Vitagliano

Il cinema e la scrittura. Il film che è riuscito a tradurre in immagini il processo creativo legato alla narrazione scritta, al piacere della scrittura, avrebbe precisato Roland Barthes, è un film del 2012 di una coppia di registi esordienti e da allora rimasti semisconosciuti, The words. Il cast, invece, è importante con Jeremy Irons, Dennis Quaid e Bradley Cooper. Solo apparentemente sovrapponibile è Animali notturni, uscito qualche anno dopo, nel 2016, con la regia di Tom Ford. Anche qui il vero protagonista è la trama narrativa, ma non colta nel suo destino creativo, quanto nella sua meccanica rispetto alla realtà. Infatti, solo il cinema, con le categorie di spazio e di tempo tutte sue, riesce a rendere come verità e finzione si intrecciano quasi incomprensibilmente.

D’altra parte, il cinema stesso è scrittura. Lo avevano intuito i registi della nouvelle vague francese negli anni ’60, non a caso nati critici prima che cineasti. Ma il discorso sarebbe troppo complicato per un frammento. In tempi relativamente recenti, chi ha portato al limite estremo la sperimentazione del cinema con lessico, grammatica e sintassi proprie, sono stati Pier Paolo Pasolini con il suo cinema-di-poesia, in cui i fotogrammi di un montaggio sono sintagmi di un’unità sintattica. E Peter Greenaway, che con I racconti del cuscino (1996), all’opposto, usa la calligrafia come attrattore di significato.

Infine, ci sono film che si mettono in rapporto con la scrittura solo da un punto di vista narrativo. Sotto questo aspetto, per esempio, The Hours (2002) di Stephen Daldry: tre epoche, tre donne, tre destini, uno di questi è quello di Virginia Woolf. Un’altra scrittrice, ma falsaria, è la protagonista di Copia originale (Can You Ever Forgive Me?) del 2018 di Marielle Heller che narra la storia vera di Lee Israel, la quale per superare le difficoltà economiche riesce a smerciare lettere contraffatte di scrittori e personaggi celebri. Il titolo richiama quello del film di Abbas Kiarostami (2010), Copia conforme, che esplora il rapporto tra originale e copia nel mondo dell’arte. Da qui l’incertezza e l’ambiguità si trasferisce alla vita, sempre in bilico tra realtà e rappresentazione, che diventa essa stessa un testo da scrivere o uno scenario nel quale si sta girando un film. Infine, la scrittura, quella di un messaggio lasciato in una bottiglia, è la molla d’azione della trama di un film romantico ma non sentimentale come Le parole che non ti ho detto diretto da Luis Mandoki, con Kevin Costner e Robin Wright, e una delle ultime apparizioni di Paul Newman. Siamo nel 1999, il film è tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Sparks. Di lì a poco il modo di scrivere e mandare messaggi sarebbe per sempre stato stravolto.

 

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