Sara Maria Serafini, immersa nelle parole e nelle storie fin da bambina, insegnante in una scuola secondaria, emigrata al contrario da Milano alla Calabria, ha scritto quattro romanzi editi da Morellini (più uno che scoprirete in questa intervista) e tantissimi racconti.
È la coraggiosa fondatrice della rivista Risme e sui social racconta storie di scuola, di vita e di libri che è un piacere leggere.
Conosciamo qui Sara Maria lettrice, prima che scrittrice.
Ricordi il primo libro che hai incontrato?
La prima lettura in assoluto sono i fumetti di Paperino, ho ancora tutta la collezione dei Paperino Mese sulla mensola della mia cameretta di bambina. Ogni tanto scorro i dorsi delle copertine colorate e metallizzate, bellissime. Paperino è nato nel mio giorno, il 9 giugno, ma l’ho scoperto anni dopo. Mi sembra una coincidenza bellissima che sia stato il protagonista delle prime storie che ho letto.
Il primo vero romanzo, invece, è stato Il giornalino di Gian Burrasca di Vamba, me l’ha regalato mia madre in una mattina assolata in cui passeggiavamo insieme.
Che lettrice eri da bambina, ragazza?
Una lettrice appassionata. Spesso rimanevo sveglia di notte perché i personaggi mi avevano rapita, volevo sapere come andava a finire la vicenda. A pensarci, mi accade ancora adesso. Chiaramente non con tutti i libri che mi capita di leggere… con i più belli!
Che lettrice sei? Cosa ti appassiona?
Adesso che scrivo il mio approccio alla lettura è cambiato. Cerco la storia, la lingua e lo sguardo.
Specialmente lo sguardo, sì. Secondo me è fondamentale ed è la cifra che distingue un narratore vero da uno che scrive una storia.
Consiglia un libro.
Consiglio il più bello letto nell’ultimo anno: I giorni di Vetro di Nicoletta Verna. Lei ha tutto: storia, lingua, sguardo. È una delle scrittrici contemporanee più brave che abbiamo in Italia.
Cosa non vorresti mai trovare in un romanzo?
Sciatteria. Una mancanza di rispetto totale per un lettore.
Quando hai capito che saresti passata dall’altra parte, da lettrice a scrittrice? Ricordi un momento, un evento in particolare?
Non ricordo un momento, ma il desiderio sì. E l’ho sempre avuto. Addirittura alle medie ho scritto, stampato (a casa), rilegato (in stile ArtAttack) e distribuito (a mano!) a parenti e amici il mio primo romanzo. Spero che nessuna copia sia sopravvissuta al tempo, era osceno!
Stai scrivendo in questo periodo? Puoi spoilerare qualcosa?
È appena uscito il mio ultimo romanzo, Giovani e belli edito da Morellini Editore. Il mio primo romanzo di formazione, forse un approdo necessario per chi scrive.
E sto chiudendo un racconto lungo distopico che mi è stato chiesto per una collana di storie brevi; questa è una storia molto particolare, il mondo del fantastico mi diverte anche se è una cornice difficilissima in cui scrivere. Però se non ci mettiamo alla prova e non ci divertiamo decadono alcuni dei presupposti imprescindibili del narrare.

Bene brava la scrittura è la cornice d’ombra della lettura.