
Che cos’è la poesia religiosa? Quando la poesia ha a che fare col senso del divino? Si possono intendere tali dilemmi come semplici questioni di contenuto, rispondere dunque pensando ad una poesia che comprenda personaggi e fatti di un determinato sistema di credenze o anche riconducibili ad una concezione più personale e meno istituzionale della vita spirituale. Da questo punto di vista non cambia nulla. Oppure si può adottare una visione più sostanziale, ritenendo cioè che la poesia schiuda la dimensione del divino nella misura in cui mette in opera un mondo altro rispetto a quello più prossimo ai nostri sensi, generi un sentire che lambisca l’indicibile, a prescindere dalla storia che racconta o dal pensiero che illustra.
Qui però ci scontriamo con la variabile del tempo, giacché la poesia come partizione della cultura, è un fatto squisitamente storico, mentre il presente vive insieme una mortificazione ed una sete dello spirito. Non meno delle arti visive, la poesia e la letteratura in generale sono qualcosa che nasce, nella sua concezione moderna, in parallelo con lo sviluppo della sfera borghese, come conseguenza dell’espianto dal resto della vita quotidiana. Se nelle società tradizionali, in altre parole, la poesia è strettamente legata al rito e al mito, nelle società moderne essa sembra piuttosto anelare al rito e al mito di se stessa – reading, festival, giornata mondiale… –, a porsi come una sorta di idolo che sostituisce le antiche fedi, per quanto altre “religioni della modernità”, come lo sport o la musica leggera, ci riescano di gran lunga meglio. Nel contempo le condizioni di vita fondate sulla tecnologia avanzata, con la più o meno tacita ingiunzione nei confronti dell’essere umano ad accelerare i suoi ritmi verso una corsa che rimuove ogni fine che non sia immanente alla corsa medesima, pare cancellare la possibilità di una poesia che realmente gli apra la dimensione aliena del divino – e forse l’intera possibilità della poesia, nella misura in cui il sentire profondo viene messo in crisi, obliato –; la sua impossibilità è forse descrivibile in termini non troppo distanti da quelli che Jacques Ellul adopera per parlare della preghiera: «[…] Abbiamo bisogno di un tempo vuoto, perché la preghiera suppone una certa durata: non possiamo, semplicemente, decidere senza preavviso di “metterci al cospetto di Dio”. Effettivamente non siamo mai sicuri (a causa del telefono!) di avere davanti qualche minuto di libertà. E quel sentimento che il telefono suonerà. Che sicuramente ci chiameranno proprio in quel momento, che stasera non avrò mai finito di lavorare. Tutte queste incertezze mi impediscono a priori ogni accesso alla meditazione e alla preghiera… […]». Il filosofo e teologo francese scrive queste parole nel 1970, ovvero oltre mezzo secolo fa! Superfluo notare che oggi i mezzi di disturbo – non solo della meditazione e della preghiera, ma anche della visione di un semplice lungometraggio, per non parlare della lettura e dello studio libresco – siano diventati ben più insidiosi di quelli di un telefono fisso o di qualunque altro dispositivo tecnologico allora disponibile.
Eppure, sotto la devastazione della coscienza, frammentata, lacerata, stordita da una eterna contingenza senza costrutto, non smette di fare capolino una fame di divino, anche e tanto più nelle nuove generazioni, per quanto essa possa trovare i più svariati canali di soddisfazione, e talvolta anche alcuni non propriamente capaci di condurre ad esperienze edificanti. Mi piace pensare che, malgrado le difficoltà precipue della nostra epoca – si potrebbe obbiettare che anche altre epoche sono state poco propizie alle ragioni dello spirito e che non è mai esistita una “età dell’oro”, ma io risponderei che le difficoltà presenti sono quanto meno qualitativamente differenti, inedite, da quelle di una società preindustriale -, l’essere umano riesca comunque, attraverso un peregrinare che non sarà comunque mai piano ed privo di scoramenti e battute di arresto, a soddisfare quel bisogno, e la “poesia religiosa”, in tale contesto, non potrà che trovare un suo spazio.
Divine azioni
abbiamo studiato attentamente
il fegato e l’intestino
delle pecore immolate
segni particolari
cicatrici
altre anomalie
onde possiamo affermare
che l’anno venturo
il pil crescerà dello zerotrepercento
nella zona euro
abbiamo studiato attentamente
le posizioni e i movimenti
dei corpi celesti
rispetto alla Terra
il Sole la Luna Venere e Sirio
onde possiamo affermare
che nel giro di un semestre
aboliremo la disoccupazione
nella nostra nazione
abbiamo studiato attentamente
il volo e il canto degli uccelli
e abbiamo visto i polli
mangiare come maiali
onde possiamo affermare
che entro la prossima primavera
o al massimo all’inizio dell’estate
le autocrazie ripiegheranno
e le democrazie si espanderanno
abbiamo studiato attentamente
il colore del manto dei topi
e i loro tinnuli versi
le impronte e i morsi
onde possiamo affermare
che nel giro di un decennio
cancelleremo la fame nel mondo
abbiamo studiato attentamente
le posizioni e le forme
create dal legname secco
rami caduti e tronchi
che incontriamo camminando
onde possiamo affermare
che entro il duemilaetrentacinque
avremo risolto il problema
delle emissioni di ciodue
abbiamo studiato attentamente
il turbamento delle acque
provocato dalla caduta
in successione di tre sassi
onde possiamo affermare
che entro il duemilaecinquanta
ci sarà acqua potabile per tutti
e pure in abbondanza
abbiamo studiato attentamente
il comportamento dei virus al microscopio
le loro varianti e le loro invariabili
le loro fusioni e le loro scissioni
onde possiamo affermare
che presto ci sarà una nuova pandemia
consigliamo l’effeeffepidue
almeno nei luoghi chiusi
e siamo già al lavoro
per un nuovo vaccino
valuteremo eventuali chiusure
Sordità di Spirito
dico di non vederti con gli occhi
ma di conoscerti attraverso il Paraclito
eppure chissà in quante occasioni
mi è capitato di disconoscerti
senza neanche accorgermene
il cuore armato d’acciaio
impermeabile ai Suoi sussurri
come ha potuto rivestirsi
di tali incresciose bardature?
eppure dare le spalle al Crocifisso
ricorda fin troppo
il pennuto che insabbia la faccia
Prodigioso duello
ho visto moltitudini
cadere schiena a terra
senza farsi alcun male
planavano leggere
come vesti candide
che si agitano sul Tabor
riposo nello Spirito
mentre qualcun altro
gridava disperato
il diavolo in corpo
speranza di sputarlo
fuori in un sol soffio
