Il giardino di Teofrasto
(trad. F. Fortini)
a mio figlio
Quando a mezzogiorno il fuoco bianco dei versi danza sulle urne,
ricorda, figlio mio. Ricorda
chi un giorno ha piantato dialoghi come alberi.
Morto è è il giardino, il mio respiro si fa più greve.
Serba quest’ora, qui Teofrasto andò
a concimare il suolo con cenere di quercia,
a legare di rafia la scorza ferita.
Un olivo fende il muro friabile
e nella polvere calda ancora c’è voce.
Estirpare le radici, quest’ordine essi ci dettero.
Fronda indifesa, ora cala la tua luce.

