“I Profeti…prima di voi”
(Lee Ufan East winds)
«In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi». [Mt 5,1-12]
Le “Beatitudini” si susseguono richiamandosi l’una l’altra, rincorrendosi per spalancarsi ad un oltre non dato e non posseduto. Promesso.
Tra i Profeti d’Israele e quelli della nuova umanità. “Così” i “profeti prima di voi”. E come obbedienti ad un vento più forte di emarginazioni e di violenze, i nuovi profeti seguono le vie tracciate dagli antichi profeti. Ed è rivoluzione. É sovvertimento dei criteri dati per stabiliti e irrevocabili.
È un’umanità nuova che viene delineata. Chi ha fame e sete di giustizia può capire. Chiunque egli o ella sia. Ciò che conta è che sia “appassionato dell’impegno” (A. Myre, ibidem).
E chi è appassionato dell’impegno è anche “afflitto” per come sta andando il mondo; è anche “senza fiato” (alla lettera secondo A. Myre, “povero di respiro”) perché lo ha speso tutto per essere al fianco dell’oppresso e del debole e di ogni vittima dei sistemi politici, sociali o religiosi. Chi è appassionato dell’impegno è anche mite, non perché lo sia di carattere, ma perché ha rinunciato alla violenza come modo di relazione, perché ha rinunciato al giudizio severo e senza replica e ha rinunciato a caricare e caricarsi di pesi e di orpelli che aggravano il cammino e non portano liberazione.
È una umanità nuova, trasparente e senza pregiudizio, fatta da “puri di cuore”, che non tramano per trarre in inganno, che non fanno di Dio il paravento alle loro imprese, ma si lasciano attraversare dalla forza creatrice di un amore che trasforma la realtà e la rende visibile, percettibile, tutta da vivere. Tutta la realtà, anche il mistero che in essa è racchiuso, anche la realtà di Dio.
Umanità nuova fatta di gente che costruisce la pace, e ne svela la provenienza: l’amore come origine da cui ogni amore è generato. Chi costruisce la pace vive la pace e, per questo, è figlio, cioè servo e segno, dell’amore.
Non è una umanità di sognatori che proiettano in un mondo ideale i loro progetti. È un popolo, quello delle Beatitudini, che cammina con sudore e fatica, a volte con angoscia, ma sempre con gioia e speranza, in una concretezza percepita, sofferta, vissuta, amata. Popolo sconfitto e vincitore, che è lievito del mondo e che apre la coscienza.
Popolo che, come pennellate di un acquerello, produce “diffusioni inaspettate”, per un inaspettato oltre.
