Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Io e voi

(Christine Safa)

                                                                                                                            «In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.

Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». [Gv 14,15-21]

***

Il Tu, che normalmente mi sta di fronte, diventa paesaggio, disegna l’orizzonte. Il volto dell’altro segna il limite in cui mi muovo, vitalizza l’ambiente in cui rimango. Oltre il volto appena delineato, solo l’azzurro infinito, reso percepibile dalle linee. Tra chi guarda e l’oltre, solo il volto dell’altro, porta di accesso e misura percettiva.

“Il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete”. Chi potrà “vedere”? Solo l’occhio dell’amante sa cogliere il volto dell’amato. Tutti gli altri potranno vedere una realtà che sta di fronte, da percepire, da studiare. Solo chi ama saprà essere immerso nel volto dell’altro e lo “vedrà”. Non è la visione fisica e sensoriale quella di cui si sta parlando. Anzi, è proprio quando questa viene meno che l’altro modo di “vedere” inizia. “Theorèin” è il verbo greco usato qui, nel vangelo di Giovanni. Theorèin è il vedere attento e interrogante, indagatore non tanto dell’evidenza, quanto del senso nascosto in ciò che si “vede”. Non è ancora contemplazione che modifica il proprio modo di essere. È l’osservare attento, teso a percepire la sfumatura, il sottile confine fra realtà e proiezione di desiderio. Chi, se non chi ama, riesce a farlo? Il volto dell’altro sarà solo un volto, forse riconoscibile fra tanti, ma non l’orizzonte significante della propria esistenza per chi non ama. Per l’amante, il volto dell’altro è il paesaggio dell’anima che, altrove, si sente spaesata. Il “mondo” non è una realtà altra rispetto alla nostra. Siamo nel mondo, in esso  radicati, ma, come cipressi, affondiamo le radici in un luogo che non ci può trattenere, perché la cima è nell’aria, respira nel vento, soffre e cresce, ma sempre verso l’alto vive.

Non sarà il disprezzo del mondo a permetterci di “vedere”. Sarà, anzi, l’amore fecondo e sovversivo delle regole del mondo, l’amore al mondo fedele, che potrà portarci verso il volto che cerchiamo.

Questo volto, che svela l’origine, non è imbrigliabile in nessuno schema. È relazione pura. E in una relazione pura, l’altro non è mai dato come oggetto da possedere. Sarà il suo sottrarsi che lo farà presente, come libertà di desiderio, come ricerca, come altro che si insedia nella realtà che vivo. Al di fuori di questa relazione ci sono solo dati da analizzare. Al cuore della relazione splende la “verità”, che è libertà di Spirito.

Qui, la conoscenza si pone come relazione amorosa, in cui l’altro non solo non è un ostacolo, ma diventa così “altro” da essere, oltre ogni frontiera corporale o spirituale, più intimo a me di me stesso.

Anzi, tanto intimo a me da non permettermi di poter dire “Io” se non a partire dalla relazione in cui sono immerso. “Io nel Padre…voi in me e io in voi”. Non c’è fusione idolatrica o confusione panteistica. È lo scoprirsi fondati in una relazione in cui la distinzione resta indispensabile, ma, non diventa mai separazione radicale e definitiva.

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