Jules Verne

a cura di Giorgio Stella

Per una madre al mondo non c'è piú triste cosa
      Che perdere appena nata,
La figlia, angelo del cielo, tenera e rosa,
      Grazioso, piccolo bimbo!

C'è cosa al mondo della madre piú triste!
       Per il figlio soffrire,
Vederlo andare malgrado preghiere e pianto,
       Nascere vederlo e morire!

Ma è quello un morire, perché piange l'occhio triste,
       E quella una tomba?
Il tempo il cielo ha fissato della vita e della morte,
       È una culla la tomba!

La fragile farfalla non ha toccato terra,
       Ma Dio e la felicità!
L'ala l'ha sospinta diafana e leggera,
       A scomparire nel cielo blu.

E lassú, accanto a Dio, a giocare con gli angeli,
       I Cherubini gentili,
Fanciulli dalle dorate ali, e le allegre schiere
       Dei dolci, piccoli Santi.

È lassú, accanto a Dio, perché dal seno della madre,
      Spirituale creatura,
Sdegnando le sventure e i mali della terra,
      È nata per il cielo.

Povera madre! Non è un bambino l'obolo

      Per ricompensarti?
Non stai ad attendere la sua prima parola,
      Per baciarlo sul collo?

Anche a questo pensiero la tua anima si appresta,
      Di respirare un giorno
Il profumo di un bimbo, fiore fatto di tristezza,
      Di sofferenza e d'amore.

Piangi, devi piangere! Ricreano le lacrime l'anima.
      Le lacrime vengono da Dio!
Piangi! Il tuo povero figlio in cielo lo reclama,
      Come un ultimo addio!

Piangi, rallegrati! Prega per te il tuo bambino
      Con pie parole!
Tua figlia, povera madre, era ben bella!
      Ben meglio pregherà!

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