Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Rosso fuoco

(M. Rothko)

«La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». [Gv 20,19-23]

***

Il rosso è rosso, ma non solo. Non è un rosso assoluto, puro, uniforme e mono-tono. È rosso con sfumature. C’è un movimento in questo rosso. Due realtà che si compenetrano, distinte ma non separate, identificabili ma non esistono l’una senza l’altra. Non c’è un sopra e un sotto. C’è un attraverso. Non ci si sta di fronte. C’è una cattura all’interno, uno sprofondarci dentro. Occupa tutto lo spazio questo rosso, non lascia recessi insondati.

Tre verbi in questa Pentecoste di Giovanni.

“Mandare”, “soffiare”, “ricevere\prendere”.

Tre verbi a cui si può aggiungere un quarto, dagli Atti degli Apostoli: “colmare” (At 2,3-4)

“Colmare” è verbo che non lascia spazi scoperti. È totalizzante. Tutto ciò che è colmo non ha spazio per altro. Riempie tutto lo spazio a disposizione e ancora di più. Colmare è un oltremisura. Supera le aspettative. Infrange i confini e i limiti.

Chi può contenere il vento? È soffio creatore quello che viene respirato dal Risorto e trasmesso ai discepoli. Siamo nel giorno primo, il primo giorno della nuova creazione. Plasmati nuovi, non dalla terra ma dalla loro stessa carne e dal loro stesso sangue, i discepoli diventano “apostoli”, inviati.

“Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Solo che il solito greco distingue due modi di “inviare”, con due verbi usati da chi ha scritto il vangelo di Giovanni: “apostèlloe “pèmpo”.  Puro esercizio di stile? O preciso intento teologico?  Il primo, quello del Padre nei confronti di Gesù, è un invio compiuto, unico che costituisce in autorità, la stessa di chi invia. Un invio fatto, i cui effetti durano ancora nel presente. Il secondo, quello di Gesù nei confronti dei discepoli, sottolinea maggiormente la continuità dell’azione fra chi invia e chi è inviato, quasi una dipendenza esistenziale senza la quale non c’è autorità.

Il dono dello Spirito avviene in un contesto di missione. È come fornire un ambiente che possa essere il riferimento per chi viene inviato. E questo ambiente è la relazione stessa fra il Padre e il Risorto. Così, il discepolo, che riceve e prende lo Spirito, si trova ad essere nel prolungamento, nella storia, dell’unica missione di Cristo. Non è ricezione passiva. Il verbo usato (lambàno) vuol dire sia ricevere che prendere. Si riceve attivamente, si riceve solo se si vuole prendere. E comunque, perché questo soffio esploda in tutta la sua carica vitale, è necessario volerlo prendere. Resteranno vuote le mani che non si aprono per ricevere. L’inquietudine e il desiderio sono le mani vuote e aperte. L’uomo tranquillo e appagato non ha desiderio, chi desidera allarga i propri spazi perché possano essere riempiti, illumina la propria mancanza perché anche l’assenza e il silenzio si facciano parola e relazione.

Soffio di nuova creazione. Vento che non lascia spazi inesplorati, che invade, che spinge, che gonfia le vele. In questo senso, l’espressione usata da Giovanni (“ricevete-prendete spirito santo”, senza articolo) potrebbe anche avere una valenza di incoraggiamento per gli spauriti discepoli, autoreclusi per paura, timorosi di ripercussioni e violenze. “Prendete respiro”, prendete coraggio, prendete respiro santo, che vi fa santi, della stessa santità che è del respiro di Dio. Prendete respiro santo e uscite dalla tomba che vi siete costruiti intorno.

Se è vero, come afferma la teologia classica, che lo Spirito “inabita il discepolo, è anche vero che lo Spirito “indìa (Dante, Paradiso IV) lo stesso discepolo, lo innesta nella relazione che unisce il Padre al Figlio. Chi potrà separare l’amore da chi ama? Il rosso diventa rosso fuoco. Lo capisce solo chi si lascia ardere. Come solo chi ama sa che cos’è amore.

Non ci si sta di fronte, ci si lascia attraversare, ci si lascia sprofondare dentro, ci si lascia ri-creare.

Così, questa nuova creazione “partorisce” il volto di Cristo nell’oggi della storia.

Saranno nuovi fuochi, saranno incendi nuovi, ogni volta che in qualche anfratto di questa storia, qualcuno o qualcuna accetterà l’amore come il caso serio della propria umanità.

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