di Fabiano D’Arrigo
Recentemente, giovedì 14 maggio 2026, papa Leone XIV si è recato in visita all’università “Sapienza” di Roma.
Nel suo discorso ai docenti e agli studenti Leone XIV ha ripetuto con forza il grido dei suoi predecessori “mai più la guerra”. Ed ha stabilito una stretta consonanza tra tale grido ed il “ripudio della guerra sancito dalla Costituzione italiana”, una consonanza che “ci sprona a un’alleanza spirituale”.
E non certo per anacronistici collateralismi da parte della Chiesa verso istituzioni pubbliche o verso partiti politici, ma per sottolineare il valore universale della pace e di alcuni principi sociali cristiani che possono diventare lievito per la legislazione positiva e per l’azione politica.
Inoltre, secondo il papa, il malessere giovanile interpella gli adulti e chiede loro di non lasciare “un mondo […] storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra”. Perché ciò costituisce “un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale”.
Ecco per Leone XIV occorre educare alla non violenza ed alla pace, senza demonizzare l’avversario, senza rifiutare un dialogo con chi è portatore di una verità diversa dalla propria, senza “chiudersi tra ideologia e confini nazionali”.
Anche papa Francesco nell’enciclica “Fratelli tutti” ha scritto di armare “i nostri figli con le armi del dialogo” e di insegnare loro “la buona battaglia dell’incontro” (“Fratelli tutti” n. 217).
A questa nobile opera educativa, auspicata dai due pontefici, è chiamata l’università assieme alle altre agenzie educative.
Allora, forse, il grido “mai più la guerra” troverà un ascolto.
Certamente l’educazione ed una cultura non bellicista che promuovano il rispetto della dignità della persona umana, la fraternità e l’amicizia sociale sono fondamentali per arrivare alla pace.
Ma da sole non bastano.
Occorre anche la buona politica, la “migliore politica“ per dirla con papa Francesco (“Fratelli tutti n. 154), ovvero quella politica che persegue il bene comune di tutti e dell’intera umanità, che contrasta le strutture dell’ingiustizia sociale, che risolve stabilmente i problemi di volta in volta emergenti nel divenire storico.
Chiaramente questa politica, che è “una vocazione altissima” ed “una delle forme più preziose della carità” (“Fratelli tutti” n. 180) richiede una preparazione culturale, una disponibilità al servizio ed una competenza tecnica.
E’ palese la crisi della politica attuale. Per questo Leone XIV e Francesco propongono politiche nuove che contrastino le guerre, che riconvertano la produzione ed il commercio delle armi nucleari e convenzionali, che promuovano la giustizia e la pace.
Papa Francesco con lungimiranza ha parlato della “minaccia costante della guerra” e di una “guerra mondiale a pezzi”. Ricollegandosi all’enciclica “Pacem in terris” di Giovanni XXIII ed alla costituzione “Gaudium et spes” del Concilio Vaticano II, ha inoltre affermato che di fronte al potere distruttivo della guerra odierna, che è sempre più guerra totale contro molti civili innocenti e rischia di diventare olocausto nucleare, “è molto difficile sostenere criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile ‘guerra giusta’. Mai più la guerra!” (“Fratelli tutti” n. 258). Poi, senza stancarsi, ha ribadito la condanna delle armi nucleari che non garantiscono una pace sicura: “La pace e la stabilità internazionali non possono essere fondate […] sul semplice mantenimento di un equilibrio di potere. […] In tale contesto, l’obiettivo finale dell’eliminazione totale delle armi nucleari diventa sia una sfida sia un imperativo morale e umanitario” (“Fratelli tutti” n. 262).
Papa Leone XVI, nel suo primo anno di pontificato, ha più volte chiesto di metter uno stop alla corsa sfrenata agli armamenti, che nulla ha a che fare con la legittima difesa, ed ha invocato un effettivo disarmo soprattutto nucleare.
In occasione dell’80° anniversario dei bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki, il pontefice ha implorato che “si depongano le armi, specialmente quelle che hanno il poter di causare una catastrofe indescrivibile” ovvero le armi nucleari (Messaggio 80° anniversario bombardamenti atomici). Ed in prossimità della scadenza del trattato New START sul contenimento della proliferazione delle armi nucleari, sottoscritto dalla Federazione Russa e dagli USA, Leone XIV ha chiesto una proroga dello stesso ed ha scongiurato “una nuova corsa agli armamenti che minaccia ulteriormente la pace tra le nazioni” (Appello udienza generale 4 febbraio 2026).
Il magistero di Prevost, è indubbio, continua e consolida quello dei suoi predecessori in materia di guerra, di disarmo nucleare e non, di pace.
Alla “Sapienza” papa Leone XIV ha tra l’altro sostenuto: “Nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”.
La condanna della guerra e delle spese militari appartiene al magistero pontificio: Francesco, Giovanni Paolo II, Paolo VI, Giovanni XXIII hanno più volte deplorato la guerra e gli investimenti bellici sottratti allo sviluppo dei popoli. E Leone XIV continua a ripeterlo.
Ma nel discorso di Prevost c’è l’inciso, “in particolare l’Europa”, che fa riflettere e solleva questioni.
Che cosa è avvenuto in Europa nel corso del 2025?
Il 2 aprile 2025 il Parlamento europeo ha approvato la Risoluzione sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC).
La Risoluzione , accogliendo il piano “Re Arm Europa”, prevede un investimento globale di 800 milioni di euro da parte degli Stati per potenziare le spese destinate alla difesa. Ma la forte spinta ad incrementare i budget nazionali per la difesa mal si concilia con l’esigenza di una vera politica di difesa europea e di una difesa europea: problema che la Risoluzione non risolve.
Secondo alcuni tali spese sono necessarie per la sicurezza. Secondo altri vengono sottratte alle politiche socio-educative e rappresentano una manna per le industrie delle armi.
E poi il massiccio riarmo europeo, a ranghi sparsi, quali ripercussioni avrà sul resto del mondo (Giappone, Brasile, Australia, Argentina) e soprattutto favorirà una cultura della pace?
L’inciso di papa Leone XIV, a mio avviso, sembra alludere all’insensatezza della Risoluzione europea che con disinvoltura incoraggia l’incremento delle spese militari, un incremento che di fatto danneggia la spesa sociale oggi quanto mai necessaria.

