di Fabrizio Centofanti
Ho appena ricevuto il libro La poesia e lo spirito, di Augusto Benemeglio, che raccoglie ventotto dei suoi innumerevoli articoli scritti sul blog omonimo. Parliamo di un autore che ha fatto dell’incandescenza la misura stessa della vita. Non c’è da stupirsi, perché Augusto si è costantemente mosso all’inseguimento del cuore – delle persone, delle cose. La sua è una sinfonia di suoni, di odori, di colori, la sensibilità di chi attraversa la vita guardandosi dall’evitare gli opposti scogli della gioia e del dolore, senza mai dare nulla per scontato, capovolgendo luoghi comuni, anzi, arrivando a destabilizzare e a scandalizzare, come dovrebbe fare ogni scrittore che metta la verità al posto confacente, e cioè il primo.
Augusto sa che la letteratura può essere, come scriveva Vargas Llosa, una vendetta sulle storture del mondo; o una carrellata di città invisibili, per dirla con Calvino, in cui lasciare che il sogno si liberi e offra una rigenerazione anche a uno scenario di anime morte (tra gli articoli c’è quello su Gogol’).
La poesia è ricerca di una Terra promessa, come aveva intuito Ungaretti: siamo beduini erranti nel deserto, mendicanti di un sorriso, magari quello a prima vista indecifrabile della Gioconda (altro articolo incisivo e originale). Poesia è vedere l’invisibile, ciò che gli altri non vedono, e Augusto ci addita con maestria scenari sorprendenti e imprevedibili, da Dante a Sbarbaro, da Fenoglio a Pasolini, con la stessa, instancabile passione. È una galleria di personaggi che tocca tutte le corde dell’umano: dall’auto celebrazione di Baudelaire alla disperata ricerca di tranquillità – destinata al fallimento – di Alessandro Manzoni. Augusto mi cita spesso nei suoi articoli: avevo dimenticato questo dettaglio eloquente, che dimostra come la sua passione contagiosa nasca dalla vita, dall’accento pungente o tenero di un’omelia, per esempio. Concludo ricordando la felice idea di pubblicare anche i commenti che seguono gli articoli: è una realtà al quadrato, l’ennesima sfida vincente di un autore che riesce a far innamorare di ciò che più richiama la presenza di Dio: non a caso il sottotitolo del blog è una reminiscenza del grande Dostoevskij: potrà questa bellezza rovesciare il mondo?
Augusto Benemeglio, La poesia e lo spirito, BookSprint Edizioni 2026


Una testimonianza preziosa di un percorso davvero incandescente, sempre “sul pezzo”.
Grazie!
Grazie, Fabry, amico immortale, sei per me ( e lo sarai per sempre) il mio nobel privato
per la poesia e “unico” per “lo spirito” che da te promana , e salva tante anime.
Augusto
Grazie a te, carissimo Augusto, per quest’altra opera che testimonia uno spirito non solo sempre giovane, ma sempre capace di toccare il cuore.
Augusto la critica sul tuo pezzo
Il pezzo scritto dal tuo amico Fabrizio Centofanti sul tuo libro “la poesia e lo spirito è già una poesia di per se stessa…..non poteva scrivere parole migliori.
Per quanto riguarda Ungaretti, anche a lui non è stato dato il Nobel ( se l’è fregato Quasimodo se non sbaglio) quindi consolati, sei in buona compagnia……ma mai dire mai !!
Bon voyage, mon capitaine.
Grazie, mio carissimo Abele, spero che la tua vita nell’esilio britannico sia sempre fervida, appassionata, tesa alla ri-scoperta delle stimmate dell’uomo veramente umano, di cui vanno perdendosi sempre piu’ le tracce, l’uomo che appodo’ nel Salento nella prima alba della storia con quel cielo che , finché vi sono rimasto , dava sempre l’idea di una luce iniziale. Omar caro, è vero quel che dici, ma Fabrizio é un grande poeta per vocazione, formazione, carisma, destino, volontà divina. In quanto a Ungaretti e’ vero che Quasimodo, l’opportunista, come lo defini’ lo stesso poeta di ” m’illumino d’immenso”, gli scippo’ il Nobel, ma c’è da dire che comunque, difficilmente avrebbero potuto darlo a lui, dati i trascorsi “fascisti”, con Mussolini che aveva fatto la prefazione al suo primo libro pubblicato in 80 copie, grazie al tenente Serra, insigne critico letterario, che glielo aveva fatto pubblicare.