La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Elio Pecora

FARE LUCE CON LA POESIA – intervista a Elio Pecora

Nel 2026 Elio Pecora ha compiuto 90 anni, festeggiati con un evento pubblico alla Biblioteca Nazionale di Roma che ha celebrato non solo il traguardo anagrafico, ma uno dei più ricchi e fecondi percorsi della poesia italiana contemporanea, dall’esordio (La chiave di vetro) del 1970 fino ad oggi. Pecora è un maestro, un poeta puro che – incredibilmente per la realtà italiana – ha vissuto di poesia, teatro e critica letteraria, scrivendo per numerose riviste e quotidiani e collaborando con la RAI. La poesia di Elio Pecora è limpida e luminosa, si abbevera ai classici latini e greci, indagando le profondità umane con uno sguardo rivolto alla bellezza delle relazioni, al mare e alla natura, spesso addomesticata nei ‘giardini’ della sua casa d’infanzia. Se la poesia di Pecora è piena di luce, non mancano tuttavia le ombre. Chiarore e oscurità si alternano nella consapevolezza che «l’ombra, il buio che alla luce si alternano ne rendono più atteso e sfolgorante il ritorno.»

Nel pensiero greco la luce è principio generatore di vita e di conoscenza. Finché si vede la luce si vive. Si tratta di una luce non solo fisica, ma interiore ed emotiva che si contrappone al buio della morte, un buio che il Novecento ha spesso cantato ed esaltato. La poesia può (ancora) donare questa luce? Può (o deve) cantare la vita?

Sono nato d’aprile, ho trascorso due anni della mia prima infanzia in un’isola del Peloponneso, Leros, e penso a quegli anni come a un’età felice, quale mai più m’è stata data di vivere. Ne conservo nella memoria il mare, il cielo, l’aria, le fioriture in un tripudio di luce. Ho vissuto molti anni della mia seconda infanzia e della mia adolescenza a Napoli, dove la luce fa teneri i tramonti e rosate le albe. Ma la luce, quella della mente che vigila e del cuore che accoglie, comprende per me anche l’ombra, anche il buio che alla luce si alternano e che ne rendono più atteso e sfolgorante il ritorno. Tanto nel buio che nella luce si muove e si mostra il divino.

La parola ai versi

Per ritrovarsi ansimanti

Larghe luci sul mare,
spazi di latta ai giochi dei fanciulli.
Corrono la sabbia docile
per ritrovarsi ansimanti
ai saldi scogli che affrontano le onde
e domano le infuriate
di nastri leggeri.

Agosto

Camposanto di mura sbrecciate
– vanno i morti al pomeriggio
nel forte sole per i campi
sotto pesanti nuvole di calma.

Al semaforo

Ho cantato follemente
tutte le canzoni,
ho acceso un falò
dei giorni e delle ore brevissime,
ora fischietto la mia felicità
aspettando il verde del semaforo.

Estate

S’alza la coturnice, passa la vela,
la radio canta: “È così l’amore”,
il sole scende nell’acqua,
verdazzurra, distesa,
la luna compare sugli oleandri;
l’unica nave sta ancorata nel porto,
il timoniere dorme sulla plancia,
il mozzo smalta la prua.

Il mare

Sue le altissime grida
che disperdono navi, inabissano città.
Suo il mormorio dolcissimo
per le distese specchianti.
Bellezza e Orrore si compongono.

Elio Pecora abita a Roma. Ha pubblicato raccolte di poesie, racconti, romanzi, saggi critici, testi per il teatro, poesie per i bambini. Ha collaborato a quotidiani, settimanali, riviste e ai programmi RAI. Ha curato antologie della poesia italiana del Novecento e ha diretto per un ventennio la rivista internazionale “Poeti e Poesia”. I suoi ultimi libri di poesia: L’avventura di restare (Crocetti, 2024) e Specchi del labirinto (Vallecchi, 2025).

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