
Da Non dimenticatemi di Pavel A.Florenskij
Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo
lettera alla madre, 23 marzo 1937
…Gli uomini di tutte le epoche considerano solo se stessi come uomini e vedono tutto ciò che è relativo al passato come uno stato quasi animalesco; e quando scoprono nel passato qualcosa che assomiglia ai loro pensieri e sentimenti, i quali soli ritengono autentici, la lodano dall’alto della loro boria:” Erano delle tali bestie, eppure in qualcosa i loro pensieri si sono avvicinati ai nostri”. Il mio punto di vista è del tutto opposto; l’uomo è sempre e ovunque stato uomo, ed è solo la nostra prosopopea che in passato più o meno lontano gli attribuisce sembianze scimmiesche. Non vedo cambiamenti sostanziali nell’uomo stesso, cambiano solo le forme esteriori della vita. Al contrario, l’uomo del passato, del lontano passato, era più umano e più acuto dell’uomo più recente, ma soprattutto era incomparabilmente più nobile.
[A cura di Annamaria Ferramosca]

grazie, caro Fabrizio.
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