di Stefanie Golisch
Lei è la donna che parla con la terra, almeno
così si dice. Vive al quinto piano e non ha
un orologio in casa. Non conta le ore e non si
sa come si chiama. Non accende mai la luce
e mangia ciò che le portano i piccioni. Non si
sa cosa fa di giorno, di notte, forse, dorme
come noi. In fondo al mare c’è vita si dice, ma
si fa fatica ad immaginarla, a pensare che in
qualche modo c’entra con noi
Innanzitutto, devo stare attenta a non cadere.
Devo evitare il color giallo perché porta
sfortuna e devo ricordarmi come si scrive il
mio nome. Ad ogni ora c’è un foglio da
compilare e io faccio la mia crocetta sempre
al posto giusto. Mangio quanto basta, sorrido
nella giusta misura, non arrivo mai in ritardo
e vesto come vestono tutti. In tasca ho una
cosa che non posso dire e alla sera porto al
letto quella cosa e dico una parola che ho
inventato per farla dormire e poi dormo
anche io
Di quella strana cosa che non so come chiamare
è rimasto quasi niente. Siamo stati troppo gentili
l’uno con l’altro. La stanza dove siamo vissuti
insieme per cento giorni era troppo pulita e
peccato che non siamo riusciti a raccontarci
nemmeno una storia vera e una falsa. Abbiamo
mangiato sempre le stesse cose e siamo andati
al letto sempre alla stessa ora. Non abbiamo mai
litigato perché non c’era motivo e quando ci
siamo lasciati abbiamo detto ciao in lingue
diverse e io ho pensato che avremmo dovuto
pensarci prima di lasciare all’altro almeno una
cosa terribile da ricordare

