IL MIELE
E’ MÉL Poema
Maggioli Editore. Rimini, 1981
Lettura di Luigi Maria Corsanico
“La voce vera di questo poeta è una voce in prima persona, e in dialetto. È il suo un dialetto che, nella versione italiana, si conserva indenne o quasi indenne; è un linguaggio di gran forza, ruvido e concreto; e vi si disegna una fisionomia assorta, lunatica, visionaria, un essere che guarda il mondo da un solo angolo, e discorre soltanto con se stesso: e discorrendo soltanto con se stesso, dice parole destinate a tutti, e in cui è riflessa l’esistenza umana.”
[NATALIA GINZBURG, Il libro dell’anno: Il miele di Tonino Guerra, in “Paese Sera”, 1981, Archivio T.Guerra.]
Bello. Grazie. Anche a mia moglie che mi ha detto è lunga, ma ne vale la pena. Questa mattina mi sono alzato presto col buio, che non riuscivo a dormire, e ho pigiato il pulsante. Dove sono finito. Un mondo astratto e vero, animalesco e umano; il mondo incredibile delle riflessioni più profonde, della fatica di vivere in perenne lotta con la noia, su e giù per la stanza, le mani in tasca e le mani fuori. Una lenta eutanasia per cui, ad un certo punto, la morte non fa più paura: “non è mica noiosa”.
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TONINO GUERRA
IL MIELE
E’ MÉL Poema
Maggioli Editore. Rimini, 1981
Lettura di Luigi Maria Corsanico
“La voce vera di questo poeta è una voce in prima persona, e in dialetto. È il suo un dialetto che, nella versione italiana, si conserva indenne o quasi indenne; è un linguaggio di gran forza, ruvido e concreto; e vi si disegna una fisionomia assorta, lunatica, visionaria, un essere che guarda il mondo da un solo angolo, e discorre soltanto con se stesso: e discorrendo soltanto con se stesso, dice parole destinate a tutti, e in cui è riflessa l’esistenza umana.”
[NATALIA GINZBURG, Il libro dell’anno: Il miele di Tonino Guerra, in “Paese Sera”, 1981, Archivio T.Guerra.]
Mi piace.
Tanta poesia, tanta solitudine.
Se nella vita dei protagonisti ci fosse stato un amore forse le cose sarebbero andate diversamente.
Bello. Grazie. Anche a mia moglie che mi ha detto è lunga, ma ne vale la pena. Questa mattina mi sono alzato presto col buio, che non riuscivo a dormire, e ho pigiato il pulsante. Dove sono finito. Un mondo astratto e vero, animalesco e umano; il mondo incredibile delle riflessioni più profonde, della fatica di vivere in perenne lotta con la noia, su e giù per la stanza, le mani in tasca e le mani fuori. Una lenta eutanasia per cui, ad un certo punto, la morte non fa più paura: “non è mica noiosa”.