Pausa al bordo della strada

di Alessandro Ansuini

Trasportato da una notte terrestre dalla brezza ispirata di un sogno, trovata e spaurita che rimase una pausa al bordo di una strada, contenente di tutto anche me sotto la radura, cielo senza intermittenza e dorato di un paese montagnoso straordinario. Persino senza osservare potrei percepire il bagliore, gli angoli e le facciate dei colossal da sciogliere, i chaos di abbigliamento e la luce vivida riflettente di molte piogge, che si trovano in qualche luogo sotto o dietro di me. La mia anima è stata assorbita da una sensazione di iridescenza, della libertà e delle altezze divine, ed ho levato i piedi all’infuori come una fiamma di piercing. E quanto gelosamente, senso di custodia da sottoscala contro l’alito della bellezza gigantesca che mi aveva circondato, quella, quella fiamma di sofferenza, era il centro esatto del paese della mia nascita. A piedi nudi ed indigente ho fatto una pausa ai bordi della strada, ed ho atteso la grazia, la mercificazione di celesti radianti. Ed un vento, come un libro, mescolato alla sete delle fate, degli alberi che fioriscono e sussurrano lungo le crepe della strada, il trapuntare lungo e stanco di fili d’erba leccanti esili tronchi che gradiscono quelle linguette di fuoco, minuziosamente verdi. I grandi fiori furfanti e i loro petali trasparenti e rigonfiamenti, si sono rotti uniformemente sotto le forme di alberi brillanti e maculati finché mi abbandonai alla deriva attraverso l’aria e i calici di volo riempiti ai bordi del sole. Il loro profumo, unico e dolce, profumo di queste cose e il senso, ricordano di me tutte le cose migliori che ero venuto a sapere nella vita.

Ed improvvisamente, dalla strada da cui mi levai in piedi, soffocato da questo splendore, accecato dal risultato di alcune profondità cangianti apportate dal gran numero di angeli che stavo aspettando, esse sono sembrate percorrere l’aria, affrontando impassibili soltanto i lungo ciglia radianti di corpi quietamente esausti, che l’uccello turchese si improvvisò tra di loro scoppiando nelle risate delle foglioline che ballavano intorno e il litio, creaturine arancioni con delle macchioline nere, limitate nella loro nebbia. Gli animali hanno il torto nell’aria mentre hanno lasciato appresso i loro passi di raso per inseguire i fiori galleggianti e circondare, copulare con tutto, anche con me, nei loro lucidi occhi.

Le spalle emettenti luce di angeli, una di loro, le nubi, in una certa misura di stupore, come se incapaci di contenere la propria forma nuova, vivida luce di milioni di occhi.

Sono scivolato attraverso la pioggia dei fiori, rovesciato il loro umore per l’aria, gli animali lisci e luminosi si sono girati, erano tutti bagnati, squillando e dardeggiando di fuori, abbagliati, in una pausa al bordo della strada, con lo stesso pensiero ancora infilzato, elemosinando ascolto per le loro voci.

Il più giusto paese di dio, come muore in un crepuscolo cruciale, agghiacciante.

2 pensieri su “Pausa al bordo della strada

  1. nonsolo80

    Dopo averlo letto sono giunto ad una illuminante conclusione: E’ decisamente una lettura da consigliare a qualcuno che vi sta profondamente antipatico e a cui volete fare uno sgarbo.

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