
Gesù dice a Gabrielle che non otteniamo tante grazie perché non le domandiamo. Perché chiedere è difficile? Perché siamo orgogliosi? Pigri? Pessimisti? Qui ognuno può dire la sua. L’importante è risolvere il problema, compiere quell’atto che apre le porte dell’eterno: chiedere.

… ma nonostante tutto noi siamo pigri nell’animo ;
sappiamo di poter ottenere, ma quell’avere comporta un dare, anche minimo ma…
quello che ci frega a noi, troppo spesso, è la “regoletta”, quasi una matematica:”” do ut des””!
che proprio non ci va giù!!!
Ecco allora che più che chiedere, ci sale su il pretendere!!!… ma quella regoletta, più che una legge, è una buona regola,quasi uno scambio ‘alla pari’, ricordando bene, ma proprio bene, quello che LUI ha dato a/per noi, senza presentarci nessun conto…
Glielo vogliamo riconoscere qualche merito!!!
… e nonostante tutto, LUI ha sempre fiducia in noi ;
Lo vogliamo deludere?…
Qualcosa di simile ha sentito Caterina Labouré nell’apparizione poi definita “Medaglia miracolosa”.
Penso che a molti di noi sia capitato di chiedere con struggente insistenza qualcosa, e a lungo, per non ricevere altro che parole di assordante silenzio.
Mi chiedo allora in che modo interpretare questi discorsi, ancora, però, non ho trovato risposta.
«Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire .” si parte da qui e poi ricordiamoci che le sue vie non sono le nostre…Lui vuole sempre il nostro bene…
HO SMESSO DI CHIEDERE DA UN BEL PO’ DI TEMPO.
Non è per orgoglio, ma semplicemente perché a volte chiedo cose, forse, che per me sono buone ma per il Signore non lo sono.
Anziché chiedere, questo o quell’altra cosa, ora dico: ho bisogno di aiuto, ma non so come e con quali parole devo chiedertelo. Signore tu conosci tutto, tu sai tutto, conosci ogni singola parte di me, tu Sai di cosa ho bisogno … io sono qui e attendo … anche se a volte l’attesa è più dolorosa della richiesta preferisco attendere… l’attesa è riflessione, preghiera, confronto!
“Ben raramente le risposte portano alla verità, piuttosto lo fa il flusso di domande .”
Daniel Pennac